Gioco d’azzardo, parte la campagna contro i rischi. Italia primo paese per spesa pro-capite

L’Italia è il paese del gioco d’azzardo. Unica economia di fatto in crescita, l’industria del gioco d’azzardo muove 80 miliardi di euro di fatturato ogni anno. Sono aumentati i giocatori fra tutti i gruppi sociali e l’Italia è diventata il primo paese al mondo per spesa pro-capite dedicata al gioco. Secondo alcune ricerche il 2.2% della popolazione adulta italiana risulta essere a rischio per il gioco d’azzardo se non addirittura “vittima” di una patologia. Ludopatia, con tutti i rischi derivanti dalla patologia e dal rischio di dilapidare finanze familiari e interi patrimoni. Per porre un freno a tutto questo, Istituzioni, organizzazioni del terzo settore, sindacati e associazioni di consumatori hanno fatto fronte comune e hanno lanciato oggi la campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, contro i rischi del gioco d’azzardo.

La campagna è promossa da numerosissime sigle (ACLI, ALEA, ANCI, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL,CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, Federserd, FICT, FITEL, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp) e denuncia i rischi della diffusione del gioco d’azzardo, proponendo al contempo una serie di proposte che prevedono un freno alla liberalizzazione, diventata deregulation, del gioco d’azzardo, il divieto di pubblicità e l’inserimento del gioco d’azzardo patologico all’interno dei Livelli essenziali di assistenza.

Nel gioco, denunciano le associazioni, ci sono peraltro diversi conflitti di interesse, “a partire dal fatto che lo Stato stesso affida al Ministero del Tesoro e delle Finanze – fruitore di cospicue entrate economiche provenienti dal mercato dell’azzardo – il ruolo di tutelare i cittadini dai problemi sociali e sanitari correlati alle dipendenze patologiche indotte dalla progressiva espansione del settore. Una funzione che, dunque, dovrebbe essere svolta da una diversa Autorità di pari livello”, scrivono in una nota congiunta.

Senza contare che sul settore sono arrivate le mafie, che hanno fiutato l’affare, come testimoniano la Relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2011, molte inchieste della magistratura e il rapporto di Libera “Azzardopoli”, che segnala già 41 clan nei “giochi delle mafie”. In tutto questo, l’espansione del gioco d’azzardo legale finisce per alimentare anche quello illegale. Per non parlare del rischio usura. Per questo la campagna chiede di limitare la crescita forsennata del gioco d’azzardo, aumentare le tutele per la collettività e i giocatori, favorire gli interventi a favore dei giocatori “patologici”.

Cinque le proposte. Prima di tutto, si chiede allo Stato di porre un freno “al modello di “liberalizzazione controllata” del gioco d’azzardo in Italia, che si è progressivamente trasformato in insidiosa “deregulation”, come testimonia l’abnorme espansione delle proposte di giochi in ogni comune d’Italia”. Si chiede una moratoria nei confronti di nuovi giochi e la rinuncia ad aumentare ancora raccolta e ricavi derivanti dall’azzardo, anche in caso di emergenze nazionali che richiedano introiti immediati. I promotori della campagna chiedono di restituire potere decisionale alle comunità locali e ai sindaci e di costruire un tavolo di confronto con associazioni e servizi impegnati nel settore.

Fra le richieste e proposte, c’è quella di impedire la pubblicità del gioco d’azzardo con appositi divieti, come accade per il tabacco. E di inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza previsti per i servizi sanitari, con una normativa volta a equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai servizi già garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica.

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