Immigrati, IRES CGIL: lavoratori prendono il 23% in meno. E soffrono la crisi

Un lavoratore immigrato guadagna in media 328 euro in meno di un italiano, pari a un differenziale del 23%. Con la crisi economica, il peso della componente immigrata sul totale dei lavoratori in cassa integrazione è notevolmente aumentato. Ma sono aumentate anche tutte le forme di precarizzazione del lavoro, con una riduzione delle ore lavorate che spesso nasconde falsi contratti part time, false partite Iva e lavoro sommerso. La crisi economica pesa sui lavoratori immigrati, fra i quali aumentano precarietà e discriminazioni. Tanto che nell’ultimo anno i lavoratori immigrati sono entrati nell’occhio del ciclone. È quanto afferma l’anticipazione di un rapporto che verrà pubblicato a novembre dall’Osservatorio sull’immigrazione dell’IRES CGIL.

Lo studio prende in considerazione i dati degli ultimi cinque anni e lo sviluppo del lavoro immigrato nel 2012. “L’indagine dimostra, in modo inequivocabile, come alla continua crescita del numero di lavoratori e lavoratrici migranti e al loro fondamentale contributo all’economia italiana, si accompagna un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro che si sommano alle condizioni di svantaggio già esistenti. Fra cui il permanere di un grande bacino di lavoro nero e irregolare che la recente sanatoria non ha sostanzialmente intaccato”. È quanto affermano Vera Lamonica, segretario confederale Cgil, e Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio, che aggiungono: “Questo peggioramento riguarda la crescita del tasso di disoccupazione, che supera il 14%; l’aumento della cassa integrazione pur essendo la maggioranza di questi lavoratori impiegati in piccole imprese. Riguarda l’enorme espansione del lavoro precario, cresciuto solo per il tempo determinato del 67% fra il 2008 e il 2012, ma anche il continuo aumento dell’addensamento delle presenze nei lavori meno qualificati e una retribuzione media e inferiore di quasi un quarto a quelle già troppo basse di un lavoratore italiano”.

Si parta dalla retribuzione. Nei primi sei mesi del 2012 la differenza fra i guadagni di un italiano e di un immigrato, calcolati con un lavoro a tempo pieno, è di ben 328 euro pari ad un differenziale retributivo del 23%. Dal primo semestre 2009 questo dato è in crescita di oltre il 2,5%: si amplia ulteriormente la forbice di disuguaglianza tra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati.

L’occupazione degli immigrati, che rappresentano il 10% della forza lavoro in Italia, sta subendo molto gli effetti della crisi. C’è, rileva lo studio, “una maggiore precarizzazione dei rapporti di lavoro e una riduzione notevole delle ore lavorate che in vari casi nasconde – come da noi verificato in settori chiave come ad esempio quello edile – falsi contratti part-time, false partite iva e aumento del lavoro sommerso. Contemporaneamente aumenta il divario tra le retribuzioni degli stranieri rispetto a quelle degli italiani”.

Ampliando lo sguardo ai dati generali, emerge che al primo semestre 2012 la quota del lavoro immigrato sul totale è pari al 10% circa e si concentra soprattutto in alcuni settori: Servizi collettivi e alla persona (37%), Costruzioni (19,2%), Agricoltura (13%), Turismo (15,8%) e Trasporto (11,7%). Negli ultimi cinque anni le quote di lavoro immigrato sono aumentate soprattutto nell’Agricoltura, nei Trasporti e nei Servizi alla persona. Oltre un terzo dei lavoratori svolge una professione non qualificata, circa il 60% lavora in una microimpresa, il 64% accede al lavoro soprattutto attraverso la rete informale dei parenti e degli amici. Nell’87% dei casi, i lavoratori immigrati sono dipendenti, nell’11,8% lavoratori autonomi.

Dal primo semestre del 2008 a giugno 2012 il tasso di occupazione è calato di circa 2 punti percentuali passando dal 58,7% al 56,8% con una perdita di oltre 460 mila occupati. La crisi è evidente anche da forte aumento della percentuale di immigrati in Cassa integrazione sul totale dei lavoratori in CIG: si è passati dal 4,3% del primo semestre 2008 all’11,4% del primo semestre 2012.

Che ci sia la crisi è evidente. Che questa rischi di diventare fonte ulteriore di discriminazione e precarietà per la componente immigrata dei lavoratori è un dato che desta preoccupazione, perché in gioco ci sono i diritti, e i diritti sono di tutti.

Comments are closed.