Immigrati, domani parte sanatoria. Fondazione Moressa: 380 mila interessati

Parte domani la sanatoria per gli immigrati irregolari: potrebbero essere 380 mila le persone interessate dal provvedimento di regolarizzazione, oltre il 30% nella sola Lombardia, ma la procedura è piuttosto costosa, quindi alla fine la platea di lavoratori regolarizzati potrebbe essere inferiore, o concentrarsi solo sul lavoro domestico, dove i costi sono inferiori. La stima è della Fondazione Leone Moressa: in vista delle procedure per la regolarizzazione che avranno inizio domani, 15 Settembre e termineranno il 15 Ottobre, la Fondazione ha infatti stimato in 380 mila la potenziale platea di lavoratori stranieri irregolari che potrebbero usufruire di questa opportunità, che coinvolgerà soprattutto i lavoratori impiegati nei servizi alle persone come colf e badanti (111 mila).

Intanto, la procedura. Partirà domani alle 8.00 e proseguirà fino alle ore 24 del 15 ottobre la possibilità di inviare la domanda di regolarizzazione di lavoratori stranieri. Per inviare la domanda, bisognerà registrarsi sul sito del Ministero dell’Interno, www.interno.gov.it, e compilare i moduli predisposti per la regolarizzazione. Non sarà necessario concentrare la presentazione delle domande nella fase iniziale della procedura, in quanto non sono state fissate quote massime di ammissione. Oltre a limiti di reddito per il datore di lavoro che presenta la domanda, è però previsto un contributo forfettario: prima di inviare la domanda, il datore di lavoro deve pagare col “modello F24 Versamenti con elementi identificativi” un contributo forfettario pari a 1.000 euro, che secondo la Fondazione Leone Moressa potrebbe far calare il numero delle persone effettivamente regolarizzate.

Come spiega la guida online di Stranieri in Italia, portale dedicato all’immigrazione e ai nuovi cittadini, ci sono due modelli: uno va usato per chiedere la regolarizzazione di lavoratori domestici quali colf, badanti e babysitter, l’altro per le domande di tutti gli altri lavoratori subordinati.  I lavoratori stranieri che possono essere regolarizzati devono essere presenti nel  territorio italiano, in modo ininterrotto, almeno dal 31 dicembre 2011. Possono essere regolarizzati i cittadini extraUe senza permesso di soggiorno (o con permesso scaduto e non rinnovato ) oppure coloro che siano in possesso di un titolo di soggiorno che non consenta di lavorare (ad esempio richiesta asilo politico, motivi di giustizia, cure mediche) o che lo preveda ma in modo parziale (esempio titolare di permesso per studio). Possono usufruire della regolarizzazione i cittadini che siano in possesso della richiesta di rilascio, conversione o rinnovo di un permesso di soggiorno.

Secondo la Fondazione Leone Moressa, potrebbero essere regolarizzate 380 mila persone, anche se i costi della procedura probabilmente renderanno tale numero inferiore. Le stime rilasciate evidenziano che oltre il 30% dei lavoratori potrebbe essere regolarizzato in Lombardia e il 14%, rispettivamente, in Emilia Romagna e in Veneto. Seguono Lazio (7,3%), Toscana (6,2%), Campania (5,6%) e Piemonte (5%).

Delle 380 mila persone previste, 111 mila (quasi il 30%) emergerà da una situazione di irregolarità dal settore dei servizi alle persone, specialmente nel settore del lavoro domestico, inteso come colf e badanti. Il 21,9% (pari a 83mila persone) verrà regolarizzato nel settore della manifattura e il 12,4% (47mila persone) nell’edilizia. La sanatoria però ha un costo non indifferente per il datore di lavoro e questo potrebbe abbassare il numero di regolarizzati.

“La stima di 380 mila lavoratori – spiegano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa – corrisponde alla potenziale platea da regolarizzare, ma è ipotizzabile, proprio per le caratteristiche di questa sanatoria, che la cifra possa essere inferiore. Il costo dell’emersione infatti (che prevede, oltre al contributo di 1.000 euro per ciascun lavoratore, anche il pagamento delle somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale per almeno sei mesi) potrebbe costituire un forte deterrente per i datori di lavoro (aziende e famiglie) che, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, dovrebbero sborsare cifre piuttosto ingenti per regolarizzare la propria manodopera extracomunitaria. Per ovviare a tale onere, non è da escludere il ricorso ad un “compromesso” tra le parti, che vede il lavoratore extracomunitario contribuire a parte delle spese della regolarizzazione. Proprio per i costi elevati che tale procedura prevede, è possibile che la richiesta di emersione avvenga in un settore diverso da quello in cui l’immigrato è effettivamente occupato: regolarizzare, infatti, una colf o badante è nettamente meno oneroso di quanto possa esserlo un altro lavoratore, con il rischio che tale sanatoria riguardi ancora quasi esclusivamente l’emersione del lavoro domestico”.

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