Immigrazione irregolare, European Migration Network: niente stime fantasiose, in 10 anni si è dimezzata

Niente “stime fantasiose”, enfatizzazioni fuori luogo e drammatizzazioni mediatiche in tema di immigrazione irregolare: questa si può considerare dimezzata rispetto ai primi anni 2000 e attualmente è pari a circa mezzo milione di persone. La pressione alle frontiere è andata diminuendo, molto giocano gli accordi bilaterali e i partenariati con i paesi di origine dei migranti, e al 1° gennaio 2011 l’immigrazione irregolare si può stimare intorno al 10% dei quasi 5 milioni di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia.

Le stime aggiornate sull’immigrazione irregolare in Italia sono dell’European Migration Network (EMN), che ieri a Roma ha presentato il Quarto Rapporto “Canali migratori. Visti e flussi irregolari”, curato dal Ministero dell’Interno e da Idos-Dossier Statistico Immigrazione e focalizzato su due temi principali: i visti e l’immigrazione irregolare. In quest’ambito, in particolare, l’analisi parte dalla considerazione che la pressione alle frontiere italiane da Paesi a forte spinta migratoria è andata progressivamente diminuendo dal 2002 al 2010: lo testimonia la diminuzione delle persone respinte alla frontiera, passate da oltre 30 mila nel 2001 a 4215 nel 2010, come pure il numero di cittadini di paesi terzi intercettati in condizione di irregolarità e sottoposti a espulsione, passati da oltre 90 mila nel 2001 a poco meno di 47 mila nel 2010. Attenzione però, perché i dati dicono anche che i cittadini effettivamente rimpatriati in seguito a un procedimento di espulsione erano 32 mila nel 2001 e sono 4890 nel 2010: un dato che forse testimonia la fragilità strutturale della politica delle espulsioni.

Il livello di irregolarità si è inoltre abbassato, argomenta la rete EMN, in seguito alla regolarizzazione del 2002, che ha visto la presentazione di 703 mila domande per lo più accolte, e per l’effetto della regolarizzazione del 2009, che ha riguardo il settore dell’assistenza alle famiglie e alle persone. Il risultato, unito alle quote di ingresso per lavoro, fa sì che “se nei primi anni del 2000 la stima di poco meno di 1 milione di irregolari, accreditata in ambito sociale e non lontana da quella degli studiosi del settore, poteva essere accettata come vicina alla realtà, come ha poi confermato a posteriori la regolarizzazione del 2002, attualmente tale presenza può essere ritenuta dimezzata”.

Per gli autori del rapporto, dunque, l’immigrazione irregolare “per il concomitante effetto delle più recenti modifiche normative e per l’impatto della crisi, verosimilmente si è ridotta, sia quantitativamente sia quanto alla sua incidenza sulla presenza irregolare, ed è stimabile al 1° gennaio 2011 attorno al 10% dei quasi 5 milioni di cittadini stranieri regolarmente presenti in  Italia”. Va tuttavia approfondito il fatto che ci sono oltre 600 mila permessi di soggiorno validi al 31 dicembre 2009 e non più rinnovati.

Conclude la rete EMN: “Un’area di irregolarità si riscontra in tutti i Paesi europei e così avviene anche in Italia, paese per il quale i numeri riportati ridimensionano le stime fantasiose, che altro non fanno se non alimentare la paura nella popolazione, allontanandosi dalla realtà”.

Allo stesso tempo, bisogna tener presente il legame con l’economia sommersa e con esso il rischio di sfruttamento in cui incorrono i migranti in condizione di irregolarità.

Cosa sta facendo l’Europa? Come ha detto alla presentazione del Rapporto il Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europa Lucio Battistotti, la strategia dell’Europa procede su quattro binari: l’organizzazione dell’immigrazione legale, il rafforzamento dell’integrazione dei cittadini non Ue, la gestione dei flussi migratori attraverso partenariati con i paesi di origine e la lotta all’immigrazione illegale.

L’emersione dall’irregolarità è cruciale per evitare fenomeni di sfruttamento. “Far emergere l’irregolarità – ha detto Pietro Vulpiani, dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) – significa anche ridurre i rischi di cadere nello sfruttamento lavorativo e nel para-schiavismo. L’irregolarità inoltre alimenta la concorrenza sleale e i rischi di xenofobia. L’assenza di status giuridico produce assenza di emersione di discriminazioni. E gli effetti dell’irregolarità possono essere nefasti soprattutto per le seconde generazioni”.

Qualche cambiamento c’è, e non solo nella collaborazione fra le istituzioni da un lato e le associazioni sensibili al tema immigrazione dall’altro. Come ha detto il Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno Saverio Ruperto, “la politica italiana sta cambiando: da una low politics, quale era considerato il fenomeno migratorio, ora si percepisce un’evoluzione, che sarà ancor maggiore con la consapevolezza che l’Italia si trova nel mondo, e il mondo non può avere confini”.

 

di Sabrina Bergamini

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