Istat: 8 milioni di poveri. Consumatori: dato drammatico

In Italia è povera, o quasi povera, circa una famiglia su cinque. I dati dell’Istat sulla povertà in Italia dicono che la povertà relativa colpisce l’11,1% delle famiglie, per un totale di 8 milioni 173 mila persone, mentre il 5,2% delle famiglie si trova in condizioni di povertà assoluta, pari a 3 milioni 415 mila persone. Le condizioni più difficili sono per le famiglie senza occupati, per quelle con figli minori e per le famiglie numerose. Il dato sulla povertà è maggiore nel Mezzogiorno. La soglia di povertà relativa, afferma l’Istat, è pari a una spesa media mensile di 1.011,03 euro per una famiglia di due persone.

Il dato è stabile se si guarda alla diversa incidenza fra famiglie di operati o senza redditi da lavoro, in cui le condizioni sono peggiorate, e famiglie di dirigenti o impiegati, in cui ci sono segnali di miglioramento. Va invece considerato che la povertà relativa aumenta dove non ci sono occupati o nelle famiglie con anziani soli e in coppia, nelle quali aumenta anche la povertà assoluta. L’incidenza della povertà assoluta aumenta laddove ci siano pensionati, dove non ci sono redditi da lavoro o dove si è alla ricerca di occupazione, come pure nelle famiglie di operati, con licenza elementare o di scuola media inferiore. Peggiora anche la condizione delle famiglie con un figlio minore sia in termini di povertà assoluta, che sale al 5,7%, sia in termini di povertà relativa, che passa al 13,5%.

Nel 2011 sono 2 milioni 782 mila le famiglie in condizione di povertà relativa, pari all’11,1% delle famiglie residenti; si tratta di 8 milioni 173 mila individui poveri, pari al 13,6% dell’intera popolazione. Come evidenzia l’Istat, segnali di peggioramento ci sono fra le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro, famiglie cioè senza alcun reddito proveniente da attività lavorative presenti o pregresse, per le quali l’incidenza della povertà, pari al 40,2% nel 2010, sale al 50,7% nel 2011. I tre quarti di queste famiglie risiede nel Mezzogiorno, dove la relativa incidenza passa dal 44,7% al 60,7%.

Un aumento della povertà si osserva anche per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro (dall’8,3% al 9,6%), che, in oltre il 90% per cento dei casi, sono anziani soli e coppie di anziani; un leggero miglioramento, tra le famiglie in cui vi sono esclusivamente redditi da pensione, si osserva solo laddove la pensione percepita riesce ancora a sostenere il peso economico dei componenti che non lavorano, tanto da non indurli a cercare lavoro (dal 17,1% al 13,5%). Peggiora anche la condizione delle coppie con un figlio minore – aumentano le famiglie con un solo lavoratore o con nessun occupato – dove l’incidenza di povertà relativa dall’11,6% sale al 13,5%; la dinamica è particolarmente evidente nel Centro, dove l’incidenza tra le coppie con un figlio passa dal 4,6% al 7,3%.

La povertà colpisce inoltre le famiglie numerose: si trova in condizione di povertà relativa il 28,5% delle famiglie con cinque o più componenti, con una incidenza che raggiunge il 45,2% fra le famiglie che risiedono nel Mezzogiorno. Si tratta per lo più di coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati, tipologie familiari tra le quali l’incidenza di povertà è pari, rispettivamente, al 27,2% e al 22% (43% e 42,6% nel Mezzogiorno). È povero, ancora, il 38,2% delle famiglie in cui ci sono pensionati e persone alla ricerca di lavoro. Nella maggior parte dei casi si tratta di coppie con figli adulti o famiglie con componenti aggregati nelle quali la pensione rappresenta l’unica fonte di reddito familiare.

Nel 2011, 1 milione e 297 mila famiglie (pari al 5,2% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 3 milioni e 415 mila individui, pari al 5,7% dell’intera popolazione. Il dato è stabile, rileva l’Istat, ma con segnali di peggioramento: la povertà assoluta aumenta fra le famiglie dove la persona di riferimento non è occupata (dal 5,9% al 6,6%), in particolare se è ritirata dal lavoro (dal 4,7% al 5,4%) e, in assenza di redditi da lavoro, almeno un componente è alla ricerca di occupazione (dall’8,5% al 16,5%). Un peggioramento si osserva anche tra le famiglie con a capo una persona con basso livello professionale (operaio, dal 6,4% al 7,5%) e con basso titolo di studio. Ancora, peggiora la condizione delle coppie con un figlio (dal 2,9% al 4%), in particolare se minore (dal 3,9% al 5,7%).

La fotografia scattata dall’Istat restituisce “un quadro drammatico”, commentano Federconsumatori e Adusbef: “Si conferma e si consolida sempre di più il profondo disagio vissuto da molti italiani, costretti a tagliare persino sulla spesa alimentare e sulle cure sanitarie. L’11% delle famiglie si trova sotto la soglia di povertà relativa, 9 milioni di cittadini sono costretti a rinunciare a curarsi perché non possono permetterselo, i consumi alimentari scendono in misura marcata, soprattutto per le famiglie a reddito fisso, costrette a modificare il proprio menu rinunciando a carne e pesce”. Le stesse famiglie, ricordano le due associazioni, dovranno attuare una propria “spending review” fatta di tagli al budget di spesa pari a 957 euro. “In questo allarmante scenario non è tollerabile che il Governo rimanga inerte. È necessario che si attivi subito avviando provvedimenti per il rilancio del potere di acquisto delle famiglie, prima che la situazione sprofondi”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Codici punta l’attenzione sulla combinazione dei dati sulla povertà con quelli relativi all’aumento della disoccupazione, nonché sul rischio dell’usura. “I dati diffusi delineano una situazione di estrema gravità – afferma il segretario nazionale del Codici, Ivano Giacomelli – e la manovra della spending review così come è stata pensata avrà forti ripercussioni sui servizi di prima necessità come quello della sanità pubblica. In alcune Regioni, i tagli previsti ai posti letto rischiano di far saltare i pronto soccorso. Una manovra efficiente avrebbe dovuto puntare su azioni di altro tipo quali il contenimento della spesa sanitaria e la lotta agli sprechi e alle inefficienze”.

Dai dati sulla povertà in Italia, Adiconsum – convinta che i numeri, proiettati nel futuro, faranno presagire una situazione ancora peggiore e che il bilancio dello Stato non riuscirà a reggere il welfare pubblico – trae la proposta di creare dei fondi di solidarietà per settori. Sostiene il segretario generale dell’associazione Pietro Giordano: “È necessario che si creino fondi di solidarietà per settori (energia, telefoniche, ecc.) alimentati da una destinazione diversa dei crediti inesigibili delle aziende e da contributi minimi da parte dei consumatori (basterebbero pochi centesimi a bolletta) per creare fondi di milioni di euro capaci di intervenire a favore delle famiglie in stato di povertà, senza attendere interventi pubblici che certo non arriveranno almeno a breve”.

 

Un commento a “Istat: 8 milioni di poveri. Consumatori: dato drammatico”

  1. Costante ha detto:

    Perché non si rendono pubbliche le liste dei poveri con possibilità di commenti da parte del pubblico, così si potrebbe segnalare ed individuare, naturalmente, con presunzione di innocenza, previa indagine della guardia di finanza e dell’agenzia delle entrate, la moltitudine di evasori totali e parziali, con tenore di vita “poco povero” che deruba (sic!!!) la maggioranza delle persone oneste più o meno povere che pagano le tasse anche per questi?