TopNews. Italia 2018, Censis: italiani incattiviti e alla ricerca del capro espiatorio

Italiani incattiviti, senza prospettiva di crescita, convinti di non poter migliorare nella vita. Alla ricerca di un capro espiatorio che sempre più spesso è il migrante, considerato concorrente nel lavoro, peso per il welfare. Dopo il rancore dello scorso anno, ora c’è la cattiveria. È impietosa l’interpretazione con cui il Censis quest’anno fotografa la situazione sociale del paese, preda di quella che l’istituto definisce “sovranismo psichico”. Sono le interpretazioni con cui il Censis definisce l’esistente. Il quadro è fosco.

La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani”, dice il Censis, che parla di una “reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico”. Questo “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Non ci sono prospettive di crescita, individuali e collettive. Gli italiani sono convinti di non stare meglio dei genitori, di non poter risollevare le proprie sorti, di non vivere in alcun vero cambiamento. E allora sdoganano anche i pregiudizi. Il nemico è l’altro. L’Italia è prima di tutto il paese dell’Unione europea con la quota più bassa di cittadini che afferma di aver di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita.

È diffusa la convinzione che bisogna pensare da soli a sé stessi. E allora, spiega il Censis, “la insopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi. Sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi”.

C’è un’ostilità diffusa contro gli immigrati, specialmente fra le persone più fragili, fra i disoccupati, i più anziani. I dati Censis dicono che “il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull’economia. Per il 75% l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità”. E così quasi sei italiani su dieci sono convinti che fra dieci anni nel Paese non ci sarà un buon livello di integrazione fra culture diverse.

Nella mole di dati che il Censis restituisce per spiegare e interpretare la realtà, il capitolo “consumi” evidenzia l’esistenza di forti differenze sociali, il divario rispetto al periodo pre-crisi, la “tendenza a tenere i soldi fermi, preferibilmente in forma cash”. Il potere d’acquisto delle famiglie è inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008. I soldi rimangono fermi, preferibilmente in contanti. Si è allargata la forbice dei consumi fra i gruppi sociali: “Nel periodo 2014-2017 le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini reali della spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%. Fatta 100 la spesa media delle famiglie italiane, quelle operaie – spiega il Censis – si posizionano oggi a 72 (erano a 76 nel 2014), quelle degli imprenditori a 123 (erano a 120 nel 2014)”.

 

Notizia pubblicata il 07/12/2018 ore 16.02

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