Italia si avvicina alla parità retributiva tra i sessi

Nell’Unione Europea il divario retributivo tra i sessi, definito come la differenza media nella retribuzione oraria lorda fra donne e uomini sull’insieme dell’economia, è ancora molto elevato, con notevoli disparità fra paesi e settori d’attività. Si va dal 2% della Polonia a oltre il 27% dell’Estonia. Il divario tende ad allargarsi in alcuni Stati membri come Bulgaria, Francia, Lettonia, Ungheria, Portogallo e Romania. Ma le cose sono destinate a migliorare, almeno nel nostro Paese. La Commissione Lavoro del Senato, infatti,m ha approvato un ordine del giorno dell’Italia dei Valori al ddl lavoro che prevede, appunto, la parità retributiva a partire dal 2016.

L’auspicio è che da quella data, maschi e donne, a parità di ruolo, dovranno percepire lo stesso stipendio.

C’è da dire che sul tema la Commissione Europea sta investendo moltissimo proponendo anche nuovi strumenti per informare i datori di lavoro, i dipendenti e le parti interessate sul perché sussiste un divario salariale tra donne e uomini e su come sia possibile ridurlo. Un video clip  mette in risalto le disparità salariali esistenti tra lavoratrici e lavoratori; la nuova sezione del sito web aggiornato della campagna che sottolinea l’importanza dei contratti collettivi tra le parti sociali per colmare il divario retributivo; una check-list verifica che l’equità retributiva sia presa in considerazione nei contratti collettivi. Inoltre verranno organizzati una serie di eventi nazionali in 17 Stati membri UE per diffondere informazioni sulle discriminazioni salariali.

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