Le donne guadagnano meno, Commissione Ue chiede trasparenza retributiva

Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini e la Commissione europea l’ha ribadito pochi giorni fa: le donne in Europa guadagnano in media il 16,4% in meno rispetto agli uomini, praticamente lavorano 59 giorni a salario zero, e i cambiamenti che ci sono stati negli ultimi anni sono soprattutto legati alla diminuzione, causa crisi, dei salari maschili. Per intervenire contro il gender gap, tanto più in occasione della Giornata della donna di domani, la Commissione europea ha adottato oggi una raccomandazione che invita gli Stati membri a migliorare la trasparenza retributiva di uomini e donne, nell’intento di colmare il divario di genere in questo campo. Per la Commissione europea, la trasparenza del lavoro e delle condizioni retributive è una condizione essenziale per colmare il divario.

Il differenziale retributivo, ossia la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell’intera economia, è rimasto quasi immutato negli ultimi anni ed è fermo al 16,4% in tutta l’Unione europea. Spiega la Commissione: “Una maggiore trasparenza salariale contribuisce sensibilmente a combattere il divario, nella misura in cui può rivelare pregiudizi e discriminazioni di genere nelle strutture retributive all’interno di un’organizzazione, e consente quindi a dipendenti, datori di lavoro e parti sociali di intervenire adeguatamente per assicurare l’attuazione del principio della parità retributiva”. La Commissione raccomanda agli Stati membri di aumentare la trasparenza attraverso una gamma di misure: diritto dei lavoratori di accedere alle informazioni salariali, relazioni aziendali, audit salariali nelle grandi imprese, parità retributiva in sede di contrattazione collettiva.

Nel dettaglio, le misure previste dalla raccomandazione prevedono il diritto dei lavoratori di accedere a informazioni sui livelli retributivi, ripartite per genere; la presentazione periodica di relazioni, da parte dei datori di lavoro, sulle retribuzioni ripartite per genere e suddivise per categoria di dipendenti e posizioni (applicabili solo alle grandi e medie imprese); la conduzione di audit salariali nelle grandi aziende, da mettere a disposizione di rappresentanti dei lavoratori e parti sociali; la discussione di questioni riguardanti la parità retributiva anche nella contrattazione collettiva.  Gli Stati avranno tempo fino al 31 dicembre 2015 per informare la Commissione sulle iniziative adottate per attuare la raccomandazione, dopodiché la Commissione valuterà i progressi realizzati e l’eventuale necessità di ulteriori provvedimenti.

Commenta la vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la Giustizia: “L’Europa ha promosso la parità di genere fin dal 1957. Dal principio della parità delle retribuzioni sancito dal trattato fino ai diritti sul luogo di lavoro, possiamo essere fieri dei progressi realizzati in Europa negli ultimi decenni. Ma non possiamo fermarci qui. In Europa la parità delle retribuzioni non è ancora una realtà per le donne, per questo chiediamo oggi una maggiore trasparenza salariale. Se le imprese rispettano davvero il principio di pari retribuzione a pari lavoro, non dovrebbero aver nulla da nascondere. È inaccettabile che le donne siano retribuite meno, semplicemente perché sono tenute all’oscuro di quanto guadagnano i colleghi maschi. La trasparenza contribuirà a colmare il divario retributivo di genere. Spero che gli Stati membri raccoglieranno la sfida e si adopreranno per far sì che le donne non vengano più truffate. Insieme possiamo realizzare la parità di genere, non solo in occasione della giornata internazionale della donna, ma tutto l’anno e una volta per tutte.”

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