Libera, un Paese strozzato dall’usura

Un fenomeno difficile da indagare perché spesso coperto da omertà e paura. Un dossier per fare luce su un tema che ha molti, forse troppi, lati oscuri. Si è parlato di usura oggi, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Libera, associazione presieduta da Don Luigi Ciotti, da anni impegnata sul territorio nazionale per la lotta alle mafie. I dati che emergono dal rapporto “Usura, il Bot delle mafie”, presentato oggi, sono certamente allarmanti: secondo la Guardia di Finanza, delle oltre 18.000 segnalazioni per cui si è completato l’approfondimento investigativo tra il 2010 e il 2011, 8.365 (46%) sono confluite in procedimenti penali per riclaggio di proventi criminali, usura e abusivismo finanziario.

A gestire questo business, le cui dimensioni complessive sembrano essere incalcolabili, sono 54 clan mafiosi che attraverso una rete fittissima di relazioni hanno varcato i confini regionali tradizionali e sono riusciti a penetrare in territori “vergini”. Fiumi di denaro sporco che confluiscono inesorabilmente nell’economia pulita e mettono in ginocchio aziende redditizie e attività commerciali di ogni tipo.

“Complice la grave crisi economica del nostro Paese”, sottolinea Don Ciotti, “sono sempre di più i commercianti e gli imprenditori che non riuscendo ad avere accesso al credito si rivolgono agli strozzini per coprire le spese. Così, il prestito ad usura da un lato permette all’azienda di sopravvivere e dall’altro consente al clan mafioso di impossessarsene per sempre”.

La presenza mafiosa nel fenomeno dell’usura rende il quadro ancora più complesso rispetto al passato quando a prestare denaro era il “cravattaro” di provincia. In un contesto globale, come quello attuale, ad essere aggredita infatti non è soltanto la singola impresa familiare, ma l’economia del Paese nel suo insieme che viene colpita nei suoi sistemi produttivi, nei mercati e nella finanza.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per presentare la Fondazione nazionale antiusura “Interesse Uomo”, presieduta da Don Marcello Cozzi. La Fondazione, che fino ad ora ha operato prevalentemente in provincia di Potenza, ha avviato una proficua collaborazione con le istituzioni e un percorso di condivisione di obiettivi con Libera. Con il supporto della Provincia di Potenza, del Cestrim (Centro Studi e Ricerche sulle realtà meridionali), dell’Anci Basilicata e Banca Etica, la Interesse Unomo diventerà il braccio operativo di Libera al fine di facilitare l’accesso al credito bancario ai cittadini e agli operatori economici in difficoltà e di assistere e sostenere con la consulenza legale e psicologica i soggetti che possono diventare o sono già vittime dell’usura.

“Tutto questo è senza dubbio positivo”, dice il Presidente di Libera, “ma il ruolo dello Stato non si può mettere a margine. La politica e le istituzioni governative devono, infatti, liberare dalla schiavitù e dare speranza a chi è vittima di questa vergognosa piaga sociale. Il dossier testimonia una situazione che occorre affrontare con risolutezza e velocemente”.

A tale affermazione fa eco la dichiarazione rilasciata dal Commissario straordinario antiracket e antiusura, Elisabetta Belgiorno, la quale afferma che “è necessario condividere l’azione delle Associazioni che lavorano a stretto contatto con il territorio per avviare, da un lato, un proficuo percorso di prevenzione del fenomeno, e dall’altro agevolare il sostegno a coloro che ne sono vittime”. Il Prefetto Carlo De Stefano, sottosegretario all’Interno, ha inoltre ribadito l’impegno dello Stato nell’azione di contrasto al reato dell’usura e l’appoggio ai meccanismi solidaristici, gli unici che possono svolgere una reale azione di educazione dei cittadini su quelli che sono i propri diritti civili, primo fra tutti quello di essere liberi.

di Elena Leoparco

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