Lunedì giornalisti in sciopero contro il ddl diffamazione

I giornalisti italiani hanno proclamato, per il 26 novembre  prossimo, la giornata del silenzio dell’informazione per protestare contro il progetto di legge sulla diffamazione, in discussione al Senato, che si va configurando come un disegno di aggressione a un’intera categoria professionale senza riparare eventuali lesioni della dignità e dell’onore delle persone per errori o orrori di stampa. stampa”. Lo afferma una nota della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) che spiega: “Si tratta di una protesta inevitabile dopo l’emendamento approvato ieri, in contrasto anche con il Governo che aveva opposto un suo no tecnico per l’incostituzionalità sostanziale di norme che modificano irritualmente il codice penale”.

Con il carcere possibile solo per tutti i giornalisti italiani, alimentando differenze e disparità di attenzione, si crea un mostro giuridico che non risolve alcun problema di interesse pubblico. Di contro si realizza, con un atto di ingiustizia palese, una minaccia e una grave intimidazione che mortificano il giornalismo investigativo tutto, limitandone possibilità di ricerca e proposta di verità.

I giornalisti – scrive la Fnsi – chiedono al Parlamento, in adesione piena ai principi costituzionali di convivenza, di bloccare questo disegno di legge insensata e brutale e perché sia riformata la legislazione sulla libertà dei cittadini e dei giornalisti, introducendo la rettifica documentata, vincolante e riparatrice, e il Giurì per la lealtà dell’informazione.

Cosa prevede l’emendamento approvato in Aula al Senato? La norma battezzata “salva-direttori”, inserita nel Ddl Diffamazione dal relatore Berselli, prevede che per lo stesso reato della diffamazione il giornalista vada in carcere fino a un anno, mentre al direttore e al vicedirettore responsabile tocchi solo il pagamento di una multa fino a 50mila euro.

A sostegno della protesto si sono schierati anche Federconsumatori e Adusbef. Le Associazioni sono, infatti, convinte che il vero interesse del cittadino non sia quello di veder “ammanettato” il cronista autore di un articolo diffamatorio nei suoi confronti, ma di ottenere un giusto e congruo risarcimento del danno subito, oltre, ovviamente, alla rettifica di quanto impropriamente scritto o dichiarato. È incomprensibile, inoltre, lo squilibrio della pena prevista per un “comune” cronista, che rischia fino a 12 mesi di galera, ed un direttore o vice direttore, che dovrà pagare una multa fino a 50 mila Euro.

La Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali), invece, fa sapere che “Le ragioni della protesta dei giornalisti contro una pessima legge sulla diffamazione sono comprese e condivise. Ma la Fieg ritiene improprie le modalità della protesta con uno sciopero che rende ancora più difficile la situazione dell’informazione.”

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