Migranti, Cittadinanzattiva: ricorso al Tar Lazio su Centri di accoglienza straordinaria

Quale trasparenza c’è nel sistema di accoglienza dei richiedenti asilo? Ben poca e ancor meno se si guarda all’esistenza dei “Centri di accoglienza straordinaria”: quanti sono? Dove si trovano e chi li gestisce? In quali condizioni si vive in questi centri? Per avere chiarezza Cittadinanzattiva, LasciateCIEntrare e Libera hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere trasparenza sulla gestione del sistema di accoglienza.

migrantiLa gestione delle migrazioni in Italia è sempre stata improntata all’emergenza è il risultato è che di questi Cas, Centri di accoglienza straordinaria, tenuti da strutture eterogenee (dai Comuni al terzo settore ai privati) si sa ben poco. Per questo Cittadinanzattiva, LasciateCIEntrare e Libera a giugno avevano chiesto un’operazione di trasparenza e avevano notificato un’istanza di accesso civico al Ministero dell’Interno. Nel Centri di accoglienza straordinaria (Cas) risultano ospitate oltre 40 mila persone, sulla base di convenzioni puntualmente erogate: ma non c’è neanche un elenco pubblico di queste strutture e della loro gestione – denunciano i promotori della campagna – non c’è trasparenza sugli affidamenti, sui finanziamenti e neanche sul rispetto dei servizi che dovrebbero essere erogati ai richiedenti asilo. Dalle istituzioni però non è arrivata risposta, tranne qualche eccezione. Con la campagna “InCAStrati” le tre associazioni denunciano la situazione di grave opacità nel sistema di accoglienza a cominciare proprio dai Centri di accoglienza straordinaria.

A giugno le associazioni avevano presentato al Ministero dell’Interno e alle 105 Prefetture un’istanza di accesso civico ai sensi della legge sulla trasparenza (D. Lgs 33/2013), chiedendo la pubblicazione dell’elenco dei CAS presenti sul territorio nazionale, degli enti gestori, di informazioni inerenti gare, convenzioni, rendicontazioni, esiti delle attività di monitoraggio sui servizi erogati. Ma, denunciano, “il Ministero e gran parte delle Prefetture interpellate, salvo alcune eccezioni, hanno rigettato in buona sostanza le istanze, limitandosi a fornire alcuni dati generici sul numero complessivo degli ospiti delle strutture e sui bandi di gara relativi agli affidamenti, affermando laconicamente che le informazioni richieste non fossero soggette ad obbligo di pubblicazione. 50 Prefetture, invece, hanno ritenuto di non rispondere, elemento che spinge a interrogarci sulle concrete possibilità di interazione tra cittadinanza e rappresentanza locale del governo”. Da qui il ricorso al Tar del Lazio.

Spiegano i promotori della campagna: “Per queste ragioni è stato depositato un riscorso al TAR del Lazio, predisposto dall’avvocato Maria Cento di Cittadinanzattiva-Giustizia per i diritti.  Tra le 55 risposte notificate dalle Prefetture italiane, hanno scelto di impugnare la risposta della Prefettura di Roma, che reputano fortemente simbolica,  alla luce delle note vicende di “mafia capitale”, che  in buona parte coinvolgono direttamente il sistema di accoglienza profughi del territorio capitolino. Secondo Ministero dell’Interno e Prefetture – denunciano Cittadinanzattiva, Libera e LasciateCIEntrare – i cittadini non avrebbero alcun diritto a conoscere queste informazioni, tantomeno, di conseguenza, ad esercitare alcuna forma di controllo rispetto alla erogazione di tali servizi. Addirittura, pubblicare l’elenco dei centri e la loro ubicazione sarebbe inopportuno per ragioni di tutela della sicurezza delle persone ospitate e che vi lavorano. Va inoltre sottolineato che l’ubicazione dei CARA e dei CDA sul territorio italiano è informazione nota e divulgata: non è quindi chiaro se in questi casi il Ministero ritiene di non dover tutelare la sicurezza di ospiti e lavoratori o se al contrario i CAS rappresentino una ulteriore eccezione nel frammentato ed eterogeneo sistema dell’accoglienza”.

Serve invece trasparenza nel sistema di accoglienza dei richiedenti asilo: questa deve essere improntata a una gestione della risorse chiara, accessibile e deve assicurare servizi di qualità, rispettosi dei diritti delle persone.

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