Migrazioni e informazione, Agcom: no ai discorsi d’odio

No ai discorsi d’odio nei programmi radiotelevisivi. Sì a un racconto dei flussi migratori basato su una rappresentazione “veritiera e oggettiva”, che contrasti gli stereotipi e sensibilizzi l’opinione pubblica su quel fenomeno noto appunto come hate speech. Questo il richiamo fatto nei giorni scorsi dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai fornitori di servizi e media audiovisivi e radiofonici perchè siano rispettati i diritti degli utenti, con particolare attenzione alle trasmissioni in diretta.

L’obiettivo è quello di “assicurare il più rigoroso rispetto dei principi fondamentali sanciti a garanzia degli utenti, affinché sia garantito nei programmi audiovisivi e radiofonici il rispetto della dignità della persona e del principio di non discriminazione, in particolare nella trattazione dei fenomeni migratori e delle diversità etnico-religiose”.

immigrazioneIl fenomeno contro cui si vuole intervenire è quello dell’hate speech: parole e discorsi che incitano all’odio verso persone e gruppi sulla base di genere, orientamento sessuale, religione, origine etnica. Come  evidenzia nel richiamo l’Agcom, gli argomenti trattati nei programmi informativi e di intrattenimento diventano sempre più spesso oggetto di discussione nei social media e quando il loro uso è distorto finisce per alimentare i discorsi d’odio, che sono una forma di violazione dei diritti umani. Scrive dunque l’Autorità: “I fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici sono richiamati ad assicurare il più rigoroso rispetto, nell’ambito dei programmi di informazione e di intrattenimento, dei principi fondamentali sanciti a garanzia degli utenti, avuto specifico riguardo ai soggetti a rischio di discriminazione, affinché sia garantito il rispetto della dignità della persona e del principio di non discriminazione”.

Secondo l’Autorità, inoltre, “i programmi nella diffusione di notizie devono uniformarsi a criteri-verità, limitando connotazioni di razza, religione o orientamento sessuale non pertinenti ai fini di cronaca ed evitando espressioni fondate sull’odio o sulla discriminazione, che incitino alla violenza fisica o verbale ovvero offendano la dignità umana e la sensibilità degli utenti contribuendo in tal modo a creare un clima culturale e sociale caratterizzato da pregiudizi oppure interferendo con l’armonico sviluppo psichico e morale dei minori”. I programmi devono dunque procedere a “una veritiera e oggettiva rappresentazione dei flussi migratori, mirando a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno dell’hate speech, contrastando il razzismo e la discriminazione nelle loro espressioni mediatiche”.

Una particolare attenzione riguarda  dunque proprio le migrazioni, sempre più spesso raccontate dai media, spesso con toni del tutto inadeguati, se è vero che l’Agcom richiama i programmi a “rivolgere particolare attenzione alle modalità di diffusione di notizie e di immagini, avendo cura di procedere ad un’oggettiva rappresentazione delle problematiche, mirando a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno dell’hate speech, contrastando il razzismo e la discriminazione, e in ogni caso l’affermarsi di stereotipi”. Soprattutto in caso di trasmissioni in diretta, l’Autorità chiede di adottare “ogni più opportuna cautela” e di impegnare conduttori, direttori, registi e giornalisti a evitare situazioni che possano facilmente degenerare.

Un commento a “Migrazioni e informazione, Agcom: no ai discorsi d’odio”

  1. joseph ha detto:

    Ma se un cittadino di fronte a così incontenibile ondata migratoria, che non ha precedenti, si sente smarrito ed impaurito, ed interroga, in diretta, il conduttore di un programma televisivo o radiofonico, sul controverso tema dei migranti, con le seguenti parole: <> Saluti.