Lazio, Garante Infanzia: la conflittualità dei genitori colpisce anche i bambini romani

Tra il 2008 e il 2011 in 106 famiglie romane il figlio ha rifiutato il contatto con il genitore dopo una separazione o un divorzio. E’ quanto emerge dall’indagine “Prevenire e curare la rottura delle relazioni genitoriali” condotta dal Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio Francesco Alvaro, con la collaborazione della professoressa Marisa Malagoli Togliatti e della dottoressa Anna Lubrano Lavadera della Sapienza – Università di Roma.Quello del conflitto tra genitori è un tema di cui in passato si è parlato troppo poco ma che è divenuto d’attualità dopo la vicenda di Leonardo: già allora il Garante Spadafora aveva sottolineato come quello di Leonardo non fosse un caso isolato ma che 10 mila bambini in Italia sono contesi dai genitori. L’indagine presentata ieri quantifica il fenomeno in 7 Municipi romani  (IV, VI, IX, XII, XIII, XV) con l’obiettivo di individuare le caratteristiche socio-demografiche delle famiglie interessate. Contemporaneamente, grazie alla collaborazione con Tribunale Ordinario e Tribunale per i Minorenni, sono stati analizzati percorsi giudiziari, interventi prescritti dal Giudice nel corso del procedimento e dopo l’adozione del decreto. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, la strada seguita è soprattutto quella del monitoraggio da parte dei Servizi (prescritto quasi nel 74% dei casi) e del ricorso allo ‘spazio neutro’ (circa nel 55% dei casi), ovvero ad un luogo ‘altro’ rispetto a quelli familiari in cui far incontrare il genitore ed il figlio con il supporto di professionisti (psicologi, assistenti sociali, educatori).

Ad essere rifiutati risultano soprattutto i genitori di nazionalità italiana e, nella maggioranza dei casi, i padri. Per quanto attiene all’età dei genitori, la maggior parte (59,3%) dei padri “rifiutati” ha un’età compresa tra i 41 e i 60 anni, mentre l’età delle madri (51%) è compresa tra i 26 e i 40 anni. Complessivamente sono stati coinvolti 158 minori (di cui 69 maschi e 82 femmine), per lo più figli unici (60,4%).

 “Il tema della conflittualità genitoriale è quanto di più indicativo per la comprensione delle diagnosi e dei trattamenti di minori raggiunti dagli interventi della magistratura minorile – sottolinea il Garante dell’Infanzia Franco Alvaro – Il contenzioso che spesso si protrae per moltissimo tempo mette in crisi tutto l’insieme delle risposte possibili da parte dei servizi territoriali, con esiti che a volte vedono i soggetti minori avviati ai servizi di accoglienza presso le case famiglia. Scaturisce dalla ricerca una necessità di monitoraggio molto più attiva e diffusa sul territorio, unitamente ad un problema di formazione molto più specifica e mirata: se si pensa a quante figure professionali ruotano attorno alla figura del minore coinvolto da situazione di conflittualità da genitori, si evidenzia la necessità di una omologazione di linguaggi e di obiettivi. Disperdersi in una ridda di ipotesi di intervento tra loro contrastanti è quanto di più sconcertante si possa registrare in situazione di questa natura. Le istituzioni, nel loro insieme, dovranno pervenire, senza compartimenti stagni, ad una gestione unitaria e condivisa delle modalità di intervento unitamente, laddove possibile, a modalità di ascolto del diretto interessato: il soggetto minore.”

Le situazioni critiche esaminate nello Studio – aggiunge la professoressa Malagoli Togliatti – ci permettono di ipotizzare che più che dalla patologia di un unico componente della famiglia sono caratterizzate dalla sofferenza di tutti i membri della famiglia e da un disturbo delle relazioni familiari. Gli interventi devono quindi tener conto e della sofferenza individuale di tutti, e del disagio interpersonale derivante dall’incastro relazionale disfunzionale che non è stato risolto con la separazione. Altro elemento propositivo è quello arrivare ad un maggiore coordinamento tra gli interventi della magistratura, dei Servizi e dei professionisti coinvolti”.

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