OCSE: in Italia redditi giù di 2400 euro dal 2007

Il calo netto del reddito medio, la mancanza di un sistema di protezione sociale efficace per le famiglie più svantaggiate, il rischio che la ripresa economica non basti a porre fine alla crisi sociale e del mercato del lavoro, una società dove aumentano le disuguaglianze: questa la fotografia dell’Italia secondo l’odierno rapporto OCSE. Intanto, c’è una netta riduzione del reddito medio, che in Italia è calato di circa 2400 euro rispetto al 2007, arrivando a un livello di 16.200 euro a persona nel 2012, contro la riduzione media di 1.100 euro nei paesi dell’Eurozona.

“La notevole riduzione dei redditi riflette il deterioramento delle condizioni nel mercato del lavoro per tutte le fasce della popolazione, i giovani in particolare”, spiega l’OCSE, per il quale “a causa della mancanza di un efficace sistema di protezione sociale per le famiglie più svantaggiate e di sostegno ai disoccupati in cerca di lavoro, il Paese corre il serio rischio di vedere un ulteriore radicamento nella società delle disuguaglianze”.

Secondo l’OCSE, “la diminuzione dei redditi in Italia riflette la debolezza del sistema di previdenza sociale nel rispondere alle necessità di quanti hanno perso il lavoro o hanno visto il loro reddito da lavoro contrarsi. Con un tasso di disoccupazione sopra la media, il Paese ha una spesa di circa un terzo inferiore alla media degli altri paesi europei e OCSE per trasferimenti sociali ai cittadini in età lavorativa (ad esempio, assegni di disoccupazione o sussidi alle famiglie). Allo stesso modo, la spesa per servizi rivolti agli stessi gruppi, come ad esempio corsi di formazione e assistenza nel cercare lavoro, è circa la metà della media europea e OCSE, e si è ridotta ulteriormente tra il 2007 e il 2009. In un’indagine del 2013, 7 Italiani su 10 hanno dichiarato che la spesa sociale dovrebbe essere mantenuta o aumentata”. Insieme alla Grecia, l’Italia “è uno dei due soli Paesi europei privi di un comprensivo sistema nazionale di sussidi rivolti ai gruppi a basso reddito”. Il risultato è il rischio che disuguaglianze e difficoltà economiche diventino sempre più radicate, tanto che la diminuzione del reddito pesa molto di più sulle fasce più povere. “Con una diminuzione nei redditi del 12%in totale tra il 2008 e il 2010, il 10% più svantaggiato della popolazione ha subito perdite molto superiori rispetto al 10% più ricco, per il quale la perdita è stata pari al 2%”.

In questo contesto, la ripresa economica è necessaria per far ripartire l’economia ma “non sarà probabilmente sufficiente per porre fine alla profonda crisi sociale e del mercato del lavoro che colpisce attualmente il Paese – aggiunge l’OCSE – Agli sforzi per una crescita economica solida a duratura occorre affiancare investimenti per un sistema di protezione sociale più efficace che permetta di evitare che le difficoltà economiche diventino sempre più radicate nella società”.

Una fotografia allarmante, che per il Codacons rappresenta “l’ennesima conferma della grave condizione delle famiglie italiane e del fatto che 80 euro in più in busta paga non possono certo bastare per ridare capacità di spesa agli italiani”. L’impoverimento ormai dura dal 2002, prosegue l’associazione, per la quale non bastano 80 euro al mese in più promessi dal Governo. “Il Governo Renzi, se davvero considera che la priorità economica sia aiutare chi non arriva a fine mese, deve ritenere gli 80 euro solo un primo passo a cui ne dovranno seguire almeno altri 100, non appena si renderanno disponibili nuovi soldi dalla spending review – afferma il Codacons – Spending review, lo spieghiamo a Cottarelli, che deve significare lotta agli sprechi e alle spese improduttive e non certo tagli alle pensioni di guerra e di reversibilità, specie se si considera che gli 80 euro già non toccheranno né i disoccupati né i pensionati”.

“I dati diffusi oggi dall’Ocse sulla caduta del reddito delle famiglie italiane conferma, purtroppo, una tendenza che denunciamo da anni. Segno evidente di questo progressivo e sempre più drastico impoverimento è la contrazione dei consumi”, affermano a loro volta Federconsumatori e Adusbef, ricordando che secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori la contrazione dei consumi delle famiglie raggiungerà una flessione del 9,5% nell’ultimo triennio, pari a una riduzione complessiva della spesa di circa 67,8 miliardi di euro. “Dati che, di giorno in giorno, si fanno sempre più impressionanti ed incidono in maniera estremamente pesante sull’andamento dell’intera economia, nonché sul benessere delle famiglie, costrette a tagliare persino su voci vitali come quella relativa all’alimentazione e la salute”. Per le due associazioni, serve un piano strategico che punti alla ripresa occupazionale ed al rilancio degli investimenti per lo sviluppo, a partire da quelli per l’innovazione quali la banda larga, nonché l’allentamento del patto di Stabilità per la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.

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