Oggi è la Giornata Mondiale della Libertà di Informazione

Si celebra oggi la Giornata della Libertà dell’Informazione decretata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1993 e organizzata dall’Unesco. Da sei anni, in questa giornata l’Unione Nazionale Cronisti Italiani ricorda anche i giornalisti uccisi dalle mafie. Dal 1960 ad oggi sono nove le persone ammazzate perché avevano fatto il loro lavoro di inchiesta e di scrupolosi cronisti, mettendo in luce affari poco puliti e delitti mafiosi di  grande rilevanza. In alcuni casi, quelle inchieste sono morte e quelle notizie sono scomparse insieme a chi le aveva scoperte. Il quotidiano La Stampa, invece, apre la sua edizione online con il ricordo di Domenico Quirico, il suo cronista in Siria di cui non si hanno notizie da circa 1 mese. A lui è dedicato anche uno speciale di 8 pagine nell’edizione cartacea.

E’ proprio in Siria che nel corso degli ultimi due anni, decine di giornalisti sono stati imprigionati ingiustamente, torturati, sottoposti a sparizioni forzate e uccisi dalle forze governative e dai gruppi armati d’opposizione, nel tentativo di impedir loro di occuparsi della situazione del paese, comprese le violazioni dei diritti umani. E’ quanto emerge dal rapporto di Amnesty International secondo cui da decenni, quotidiani, radio e televisioni indipendenti non possono operare liberamente. Sebbene lo stato d’emergenza in vigore dal 1963 sia stato abolito nell’aprile 2011, i giornalisti continuano a essere perseguitati quando vogliono occuparsi di un’ampia serie di temi, comprese le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze governative. Nuove leggi che avrebbero in teoria dovuto garantire maggiore liberta’ d’informazione, non hanno fatto nulla per migliorare la situazione.

Secondo l’ultima Classifica della Libertà di Stampa 2013 pubblicata da Reporter senza frontiere l’indicatore annuale globale della libertà dei media si attesta a 17,5 per l’Europa, 30,0 per le Americhe, 34,3 per l’Africa, 42,2 per l’Asia-Pacifico e 45,3 per la Russia e le ex repubbliche sovietiche (ex-URSS). In particolare la classifica di RSF sottolinea che la situazione è pressoché immutata per molti Paesi dell’Unione Europea. Sedici dei suoi membri si trovano ancora nella “top 30” della classifica. Il modello europeo, tuttavia, si sta sfasciando. La cattiva legislazione osservata nel 2011 è proseguita, soprattutto in Italia (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente “leggi bavaglio”.

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