Parafarmacie, 85 aperture a gennaio. Anpi sostiene Bersani

Parafarmacisti in Parlamento? Meglio scegliere l’appoggio di interlocutori affidabili. “A nostro parere, in un quadro sociale e politico di forte contestazione qual è quello che stiamo vivendo, pensare di poter piegare la politica agli interessi corporativi di una ristretta minoranza come la nostra, ci sembra del tutto velleitario”. È quanto afferma l’Associazione nazionale parafarmacie (Anpi) che in vista delle elezioni ricorda i numeri delle nuove aperture – 85 solo a gennaio – e si sofferma sulle candidature dei farmacisti in Parlamento, traendone occasione per un endorsement nei confronti del Pd e del segretario Pierluigi Bersani.

Dall’ultimo censimento effettuato dal Ministero della Salute risulta che a fine gennaio il numero di parafarmacie attive sono complessivamente 4.528, in particolare le aperture nell’ultimo mese sono state 85, di queste 16 al nord, 37 al centro e 32 al sud. Il primato va alla regione Lazio con 12 nuove aperture seguita dal Veneto con 10. Il fenomeno, spiega l’Anpi, denuncia che “la parafarmacia rappresenta il solo polmone occupazionale per i farmacisti”.

In vista ci sono le elezioni politiche, e secondo il censimento di Federfarma sono 31 i farmacisti candidati, così ripartiti:  “15 sono candidati nelle liste di centrodestra, 10 nelle liste di centro, 1 nella lista Rivoluzione civile di Ingroia e 1 con FARE di Giannino. Gli altri due sono titolari di parafarmacia, candidati uno con la lista Monti e uno nella lista dei Radicali. Nessun rappresentante del comparto farmacia è in lista con il centrosinistra. Con buona pace di tutti i 31 farmacisti candidati pochi avranno la possibilità di essere eletti, forse 4 nelle liste del PDL e forse 1 nelle liste di centro. Per il resto dei candidati “pura testimonianza”, come nel caso dell’amica Cenisio candidata nella lista Monti in Calabria, posizionata al 19mo posto su 19 candidati”.

Per i parafarmacisti dell’Anpi, lungi dal credere che l’unica possibilità di influenzare la politica sia quella di condizionarla dall’interno attraverso la rappresentazione di interessi corporativi,  va invece mantenuto un dialogo con chi ha difeso le istanze della categoria, individuato nel Partito democratico. Per questo, conclude l’associazione, “ribadiamo la nostra forte contrarietà verso una rappresentazione del Parlamento inteso come prolungamento degli interessi corporativi, a cominciare da quelli riguardanti le professioni, che hanno il solo scopo di preservare gli interessi di categoria a scapito del resto del Paese. Un Parlamento che ancora una volta sarebbe rappresentativo e ostaggio dei soli poteri forti. Non vorremmo rivivere quanto accadde in occasione della conversione del decreto Salva Italia sul tema delle liberalizzazioni delle professioni, in particolare quella dei farmacisti. Per tutte queste ragioni crediamo che l’unica strada, la sola possibile per portare a termine il progetto della “farmacia non convenzionata”, sia quella di sostenere alle prossime elezioni il PD e il suo segretario Pierluigi Bersani”.

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