Partenariato Usa-Ue, Stop TTIP Italia incontra la presidente della Camera

Il Parlamento italiano deve stimolare un dibattito pubblico all’altezza della situazione. E va aperta al più presto un’adeguata sala di lettura con un alto livello di trasparenza, perché i parlamentari italiani abbiano accesso ai testi del TTIP, il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti che Stati Uniti e Unione europea stanno negoziando. Queste alcune delle richieste che oggi una delegazione della campagna Stop TTIP Italia porterà alla presidente della Camera Laura Boldrini, in un incontro in agenda a partire dalle 15 presso la Camera dei Deputati.

stop ttipLa delegazione porterà con sé le preoccupazioni sul contestato accordo commerciale in via di negoziazione. E l’incontro, spiega una nota della campagna Stop TTIP Italia, rappresenterà l’occasione per segnalare i diversi problemi che accompagnano l’accordo a partire dalla scarsa trasparenza: “Dopo la pressione della società civile, USA e Ue hanno dovuto concedere qualcosa su questo fronte: si sarebbe dovuta aprire una sala di lettura in ogni capitale europea, nella quale i deputati nazionali avrebbero potuto consultare i testi negoziali – spiegano i promotori della campagna – A Berlino esiste dal 1 febbraio, ma l’accesso ai documenti è possibile solo sotto la supervisione del Ministero federale dell’Economia, vige il divieto di utilizzare fotocamere o cellulari e anche le modalità per prendere appunti sono limitate”.

In ogni caso, in Italia non c’è neanche questo. “In Italia non abbiamo nemmeno questa simulazione di trasparenza, poiché nessuna sala di lettura è stata predisposta a Roma. Questo significa – spiegano da Stop TTIP Italia – che i nostri rappresentanti in Parlamento non hanno accesso ai testi consolidati del TTIP, l’accordo che più di ogni altro prima d’ora potrebbe trasformare tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana”. Fra le preoccupazioni condivise c’è poi lo scetticismo nei confronti della proposta di riforma del sistema di arbitrato (ISDS) redatta dalla Commissione europea nel 2015: la Corte di investimenti che ne prenderebbe il posto, denunciano dalla campagna, “presenta molti dei difetti che caratterizzano le corti arbitrali cui tipicamente possono ricorrere gli investitori esteri ai sensi degli accordi bilaterali”.

Da qui una serie di richieste che saranno avanzate oggi: che il Parlamento stimoli un dibattito parlamentare e pubblico all’altezza ed ospiti un dibattito fra parlamentari e società civile; che venga aperta la sala di lettura con un livello di trasparenza maggiore rispetto a quello tedesco; che si convochi un tavolo formale di confronto con la società civile sui negoziati commerciali, facendo sì che l’accordo di libero scambio sia messo all’ordine del giorno e che ne scaturisca un’adeguata discussione in Parlamento.

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