Premio Dona 2013, ripartire dalla sostenibilità è possibile

Ripartire è un’idea sostenibile. E’ questo lo slogan all’insegna del quale si è svolta l’edizione 2013 del Premio Vincenzo Dona, l’appuntamento annuale attraverso il quale l’Unione Nazionale Consumatori ricorda il suo fondatore nonché colui che molti definiscono padre del consumerismo italiano. Ogni anno l’iniziativa è anche l’occasione per fare il punto sulle tematiche che interessano più da vicino i consumatori. Quest’anno l’associazione ha scelto di parlare di sostenibilità e green economy. “Quando parliamo di sostenibilità ci riferiamo essenzialmente alla sua eccezione meno comune, ovvero riferendoci a  qualcosa che merita di essere sostenuta. Per noi la ripartenza merita di essere sostenuta” ha detto in apertura Massimiliano Dona, segretario generale dell’UNC. Un messaggio positivo, dunque, come l’icona scelta per diffonderlo: un insieme di palloncini pronti a spiccare il volo.

Parterre di eccezione: molti nomi illustri per dare scena – approfittando della suggestiva cornice romana del Teatro Argentina – a ‘tre atti’: la sostenibilità, infatti, non è strettamente legata – come spesso si pensa – solo ed esclusivamente all’ambiente. Anzi. Sono possibili scelte sostenibili anche in tema di alimentazione, sviluppo e cultura. Così se da un lato ci sono  state le imprese energetiche ad esporre il proprio modo di essere sostenibili, dall’altro anche esponenti dell’industria alimentare hanno dichiarato le proprie intenzioni.

“Sostenibilità equivale a garantire i bisogni delle generazioni attuali, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri: questa è una delle definizioni che rende appieno anche la visione e l’approccio  strategico di Generale Conserve. La sostenibilità deve essere considerata come un mezzo per la prosecuzione della vita stessa dell’Azienda, come il mantenimento degli elementi che alimentano e sostengono il business, in estrema sintesi: la materia prima e il potere d’acquisto dei consumatori. Ecco perché la strategia di sostenibilità dell’ azienda si fonda proprio  su questi  tre pilastri: il lavoro in Italia, la responsabilità sociale e la sostenibilità della pesca” ha detto, ad esempio, Vito Gulli, presidente di ASDOMAR.

Il concetto che ha accomunato tutti gli interventi è che la sostenibilità può costituire un punto di (ri)partenza. Lo stesso Ermete Realacci, uno dei tre personaggi che quest’anno ha ricevuto il Premio Dona, ha detto: “Quella della green economy  è la via che può cambiare l’Italia. E’ un’idea di futuro per l’economia, la società, la politica. Ed è una prospettiva credibile per superare la dura crisi che stiamo attraversando. Dobbiamo puntare sulla qualità ambientale, sulla green economy, come hanno fatto in questi anni il 22% delle imprese italiane. Perché investire in tecnologie e prodotti ‘verdi’ non vuol dire ‘solo’ diventare più sostenibili, contribuire a costruire un futuro migliore per il pianeta, per noi e i nostri figli. Significa anche fare innovazione e creare occupazione: ad oggi sono tre milioni gli occupati verdi nell’intera economia italiana, dalle imprese della green Italy arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell’industria e nei servizi quest’anno e sempre a queste realtà, che sono più innovative e competitive ed esportano di più, si devono 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Un caso eclatante di come la politica abbia spesso da imparare dalle imprese”.

Gli altri due premiati sono stati Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market, che, dopo essersi detto onorato di aver ricevuto il riconoscimento, ha detto “La crescita sostenibile segna la strada per uscire da una profonda crisi non solo economica ed ecologica, ma anche estrema nel suo impatto sociale. Occorre oggi una visione lungimirante che pre-veda, nel senso letterale del termine, un investimento sul futuro, prestando attenzione prima di tutto ai giovani e al lavoro. Noi stessi dobbiamo ribaltare la nostra visuale per vedere un nuovo orizzonte: sostenibilità per un mondo che deve durare nel tempo, che deve mantenere la sua musica – che è la vita – allungando le note e la loro risonanza come si fa con il pedale del pianoforte, sustain in inglese. Risorse come il suolo, l’acqua e l’energia non sono infinite e neppure scarse, come sostiene più di qualcuno. Se le dobbiamo consumare, dobbiamo anche consentire la loro rigenerazione nel tempo. Per questo la campagna europea ‘Un anno contro lo spreco’, da quattro anni avviata con Last Minute Market, sensibilizza l’opinione pubblica e promuove la necessità di una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, trasversale a tutti i settori dell’economia. A partire dal settore agroalimentare, che necessita di una transizione verso produzioni meno intensive e filiere più efficienti ma anche di cittadini informati e responsabili: solo lo spreco domestico, dalle stime dell’Osservatorio Waste Watcher, costa agli italiani 8,7 miliardi di euro, ovvero oltre mezzo punto di PIL, cioè 7,06 euro settimanali a famiglia”.

Riconoscimento anche per Serge Latouche, Professore emerito di economia all’Université d’Orsay, obiettore di crescita: “la società dei consumi o della crescita è insostenibile – e per questo non ha futuro – perché è fondata su una triplice illimitatezza: illimitatezza del prodotto, dunque della distruzione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, illimitatezza dei consumi, dunque della creazione di bisogni sempre più artificiali, e soprattutto illimitatezza della produzione dei rifiuti, dunque dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra. L’economia verde, la crescita verde, epigoni dello sviluppo sostenibile,  fondate sulla  finzione di un capitalismo verde o ecocompatibile, non rimettendo in causa la religione della crescita, sono degli ossimori e partecipano al greenwashing del big business a scapito dei cittadini e dei consumatori”.

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