Privacy, l’Europa verso il “diritto all’oblio”

Nell’epoca dei social network si ha diritto a essere dimenticati. Il “diritto all’oblio” permetterà di gestire meglio i rischi legati alla protezione dei dati online e chiunque potrà cancellare i propri dati se non ci sono motivi legittimi per conservarli.

Il diritto all’oblio rientra nel contenuto della riforma globale in tema di privacy e protezione dei dati personali proposta oggi dalla Commissione europea, con l’obiettivo di rafforzare i diritti della privacy online e stimolare l’economia digitale europea. Una unica legge, un corpus unico di norme valide in tutta l’Unione europea, porrà fine all’attuale frammentazione e promette risparmi alle imprese per 2,3 miliardi di euro l’anno. “Solo 17 anni fa nemmeno l’1% degli europei sapeva usare Internet. Oggi non si contano i dati personali trasferiti e scambiati attraverso i continenti e per l’intero globo in qualche frazione di secondo – ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria UE per la Giustizia – La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi online visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni”.

Le proposte della Commissione aggiornano e modernizzano i principi sanciti dalla direttiva del 1995 sulla protezione dei dati personali. Rientrano nel pacchetto di riforma una comunicazione strategica in cui la Commissione fissa gli obiettivi e due proposte legislative: un regolamento che istituisce un quadro generale dell’Unione per la protezione dei dati e una direttiva sulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento dei reati e nell’ambito delle connesse attività giudiziarie.

Oltre al diritto all’oblio, la riforma prevede che in ogni paese dell’Unione imprese e organizzazioni avranno a che fare con un’unica autorità nazionale di protezione dei dati, e ogni volta che sarà necessario il consenso al trattamento dei dati, questo andrà chiesto esplicitamente: il consenso non potrà più essere presunto. Le autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati avranno maggiori poteri e potranno comminare, alle imprese che violano il diritto dell’Unione, sanzioni pecuniarie; complessivamente, afferma la Commissione Ue, si potrebbero raggiungere somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.

Comments are closed.