Privacy, UNC: “Bene più regole, ma serve collaborazione”

L’Unione Nazionale Consumatori esprime apprezzamento per l’impegno del Garante per la Protezione dei Dati personali (che oggi ha presentato la sua Relazione annuale), ma evidenzia l’esigenza, soprattutto in questo periodo di maggiore aggressività del mercato, di collaborazione tra Autorità, aziende e consumatori.

“Le telefonate all’ora di cena da parte di call center molesti; la profilazione dei clienti grazie alle fidelity card; l’influenza dei cookies nelle nostre navigazioni online: probabilmente le nostra privacy non è a rischio come negli Stati Uniti, ma anche in Italia abbiamo più di qualche problema con la riservatezza”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il Presidente Soro – prosegue Dona – ha sottolineato l’aumento di violazioni della privacy nel 2012 rispetto agli anni precedenti: è un dato in linea con le segnalazioni che giungono giornalmente agli sportelli della nostra associazione da parte di consumatori tartassati dai call center o timorosi che qualcuno ascolti le loro telefonate o indaghi sui conti correnti; probabilmente questo incremento è determinato anche dalla crisi, in quanto molte aziende scorrette, per arginare gli effetti devastanti della recessione, hanno aumentato l’aggressività delle loro comunicazioni; d’altra parte è il caso di ammettere che anche alcuni strumenti di tutela (come il Registro delle opposizione nel caso del telemarketing) si sono rivelati inefficaci”.

“Apprezziamo – conclude il Segretario generale – l’attenzione del Garante per il web, pur consapevoli della difficoltà di conciliare il ‘mito della trasparenza’, come definito da Soro, con il diritto alla sicurezza: aggiungo però, che il diritto all’informazione è anche un dovere per gli utenti che devono imparare ad informarsi su come funziona la rete e su cosa possono o non possono fare. I consumatori  d’altronde si alternano tra tecno-entusiasmi e diffidenze: molti di loro sono preda delle cronache del momento e di conseguenza, un’opinione pubblica così ondivaga e umorale è un potenziale pericolo per il sistema. Servirebbe dunque – conclude Dona – un’azione sinergica e mitigatrice da parte di tutti i soggetti coinvolti: autorità, aziende e naturalmente consumatori”.

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