Restiamo prigionieri in un paese sempre in emergenza

Pubblichiamo in anteprima l’editoriale di Antonio Longo “Restiamo prigionieri in un paese sempre in emergenza”, che sarà pubblicato sul settimanale Il Salvagente in edicola domani.

 

Tempi brutti, non solo meteorologici. Tempi brutti per un Paese che non riesce a dare risposte efficaci alle varie emergenze più o meno annunciate. Neppure sulle previsioni meteorologiche riusciamo ad essere d’accordo e il sindaco di Roma sbeffeggia la Protezione civile, per coprire l’impreparazione e l’incapacità della sua amministrazione davanti ad una nevicata prevista da giorni. I dati sono impietosi e parlano da soli: 250 mezzi tra spazzaneve e spargisale nella Capitale che ha 3 milioni di abitanti, contro i 500 di Milano, i 1100 di Torino e 1200 di Bologna, che ha una popolazione sei volte inferiore. Ma non è il caso di fare polemiche politiche, perchè ogni sindaco sarà giudicato dalla sua cittadinanza.

Accanto a queste carenze complessive di sistema, ci sono invece le grandissime capacità dei singoli cittadini e di molti amministratori di Comuni piccoli e grandi, che si mettono al lavoro in silenzio e cercano di risolvere i problemi. Così abbiamo sentito in tv non solo le fastidiose polemiche tra Alemanno e il responsabile della protezione civile Gabrielli, ma anche tante persone che spalavano la neve davanti casa o per liberare l’ingresso all’azienda; che aiutavano anziani o famiglie isolate; che offrivano bevande, cibo e coperte ai passeggeri vittime dei blocchi ferroviari.  Quello che stupisce ogni volta che il nostro Paese si trova a dover affrontare l’emergenza è il divario tra una  amministrazione pubblica sempre impreparata e insufficiente e una capacità privata di riempire i vuoti e le  insufficienze dei poteri centrali e locali. Come è stato per la tragedia del Concordia, quando con una straordinaria capacità organizzativa e grande generosità una piccola isola con 300 abitanti in una notte ha accolto 4000 naufraghi. Eppure è la vigliaccheria di Schettino e i ritardi della Costa Crociere che hanno fatto il giro del mondo, mettendoci alla berlina.

Ogni volta lamentiamo la mancanza di programmazione, di organizzazione, di manutenzione delle strutture e delle apparecchiature. Se c’è un blackout elettrico, scopriamo che le batterie dei generatori di emergenza sono scariche; se c’è un incendio, gli estintori non producono schiuma perché scaduti e non controllati da anni; se c’è la neve, manca il sale. Non se ne può più di uno Stato e di una amministrazione pubblica che vive alla giornata senza programmare e senza essere preparata alle emergenze, che finanzia le sagre o i concorsi di bellezza ma non controlla periodicamente i servizi di emergenza. In altri Paesi, le esercitazioni per affrontare situazioni di crisi in un palazzo, un ufficio o una città sono periodiche e vengono imposte a tutti i cittadini Alzi la mano chi nel nostro Paese nell’ultimo anno ha avuto esperienze del genere.

 

di Antonio Longo

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