Richiedenti asilo, CGUE: sussidio economico deve consentire di affittare un alloggio

Le condizioni materiali di accoglienza devono essere fornite a partire dal momento della presentazione della domanda di asilo, l’aiuto economico deve essere sufficiente a garantire una vita dignitosa e la convivenza dei figli minori con i genitori, e il sussidio economico concesso a richiedenti asilo deve consentire loro di trovare, se necessario, un alloggio nel mercato privato della locazione. Questo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha precisato la portata della direttiva sulle norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati dell’Unione.

La pronuncia è scaturita dal caso di una famiglia che, nell’ottobre 2010, ha presentato domanda di asilo in Belgio. L’Agenzia federale per l’accoglienza dei richiedenti asilo («Fedasil») ha informato la famiglia dell’impossibilità di fornirle una struttura di accoglienza e l’ha diretta verso un centro pubblico di assistenza sociale. Non avendo potuto ottenere un alloggio, la famiglia si è rivolta al mercato privato della locazione ma, non potendo pagare, ha presentato al Centro di assistenza una  domanda di aiuto economico che è stata respinta.  La giustizia belga ha condannato l’Agenzia federale a fornire assistenza alla famiglia e a versarle una somma di circa 3 mila euro per i tre mesi duranti i quali non aveva potuto essere alloggiata dall’Agenzia stessa.

La questione è finita sul tavolo del Tribunale del lavoro di Bruxelles che ha interpellato la Corte sulle condizioni materiali di accoglienza economica per i richiedenti asilo e sul fatto che queste debbano essere tali da consentire loro di ottenere un alloggio.

Secondo la Corte di Giustizia, in primo luogo, “il periodo durante il quale le condizioni materiali di accoglienza devono essere fornite comincia nel momento di presentazione della domanda di asilo, come risulta dal testo, dalla struttura generale e dalla finalità della direttiva”. La Corte deduce inoltre che “l’aiuto economico concesso deve essere sufficiente a garantire un livello di vita dignitoso e adeguato per la salute nonché il sostentamento dei richiedenti asilo, fermo restando che lo Stato membro deve adattare le condizioni di accoglienza alle particolari esigenze del richiedente, al fine, segnatamente, di preservare l’unità familiare e di tener conto dell’interesse superiore del minore (di conseguenza, l’importo del sussidio deve consentire ai figli minori di convivere con i genitori). Qualora l’alloggio non sia fornito in natura, il sussidio economico deve, se del caso, essere sufficiente per consentire al richiedente asilo di disporre di un alloggio nell’ambito del mercato privato della locazione, restando inteso che tale alloggio non può tuttavia essere scelto secondo la convenienza personale del richiedente”. I sussidi economici, aggiunge la Corte, possono essere versati anche attraverso il ricorso al sistema generale di accoglienza pubblica purché questi garantiscano ai richiedenti asilo il rispetto delle norme minime previste dalla direttiva, quindi la saturazione delle reti di accoglienza non può consentire di derogare all’osservanza di tali norme.

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