Riciclo abiti usati, l’inchiesta e i consigli di Altroconsumo

Come e dove sono riciclati, che fine fanno i capi raccolti, come fare attenzione agli abusivi, i traffici illeciti, la moda low cost, le regole per non sprecare nulla, Altroconsumo ha fatto il punto attraverso l’indagine disponibile per i soci su www.altroconsumo.it e la video-inchiesta realizzata dall’organizzazione. In Italia il 12% dei rifiuti tessili è riciclato; per ogni persona si raccolgono un kg e 600g di abiti usati, una media inferiore a quella europea. Se incentivata e ben condotta la raccolta potrebbe arrivare a assorbire 5/6kg all’anno per persona, stabilendo un ciclo virtuoso del prodotto con benefici per l’ambiente e ridistribuzione delle risorse. Riciclare 1kg di vestiti smessi porta a risparmiare 6.000 litri d’acqua, 200g di pesticidi e 300g di fertilizzanti. La raccolta degli indumenti usati, attraverso i cassonetti disponibili nei Comuni italiani, si traduce per il 50-70% nella rivendita e nella donazione ai bisognosi, inviati anche oltreconfine; per il 20-30% riciclati; per il 10% spediti in discarica.

Per ridurre al massimo gli sprechi nel tessile, l’Associazione ha messo a punto quattro consigli:

  • Se il capo è in buono stato si può provare a rivenderlo presso un negozio dell’usato o a scambiarlo con amici e parenti.
  • Mettere l’usato in sacchetti ben chiusi (anche accessori e scarpe) nei contenitori della raccolta;
  • Assicurarsi che il cassonetto appartenga a un servizio autorizzato: cercare sempre il logo delle associazioni caritatevoli. Nel dubbio, contattare il Comune e chiedere se quel cassonetto sia autorizzato;
  • Ricordare che i contenitori degli abiti usati non sono una discarica: non portare rifiuti di altro tipo.

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