Roma, Forum Movimenti Acqua: “Crisi mette a nudo danni della privatizzazione”

Se ne riparlerà a settembre, dunque. Così la crisi dell’acqua a Roma è stata messa di fatto in pausa. Il pericolo del razionamento è scampato, per ora, e i prelievi di acqua dal lago di Bracciano potranno continuare in forma ridotta mentre lo stop alle captazioni partirà dal primo settembre. Il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti è tornato ieri sulla questione: “E’ il tempo di chiedere, e mi auguro che Roma Capitale lo faccia, all’ente gestore un piano straordinario di investimenti sulle infrastrutture. La tariffa non giustifica un ulteriore prelievo dalle tasche dei cittadini”.

Sarebbe bene che si rinunciasse agli utili e ai dividendi per destinarli al 100 per cento a investimenti sulla rete idrica. Quello che emerge è che in questi anni sulla rete idrica ci sono stati investimenti da parte di tutti i gestori drammaticamente insufficienti”. Queste le parole del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che si è riferito in particolare ad Acea, nel corso delle comunicazioni di ieri all’Aula su crisi idrica ed emergenza incendi nel territorio laziale. È stata l’occasione per ripercorrere gli eventi che hanno spinto la Regione a emettere le due ordinanze che regolano il prelievo di acqua dal lago di Bracciano, informa una nota della Regione. “Abbiamo messo in campo iniziative e ci siamo rivolti al Governo insieme ad altre 9 regioni, chiedendo lo stato di calamità per tutto il territorio regionale – ha detto Zingaretti – e comunicando ai gestori di adottare le misure d’urgenza e di fornire tutti i dati in loro possesso sui prelievi d’acqua e sugli investimenti effettuati”. Da qui, la prima ordinanza emessa il 20 luglio per bloccare la captazione dal lago.

“Successivamente – ha proseguito Zingaretti – il 27 luglio Acea ha comunicato di non essere in grado di prendere acqua altrove, paventando il razionamento per i cittadini romani”. Per questo motivo, il giorno dopo, la Regione ha emesso una seconda ordinanza con la quale è stata ridotta gradualmente la captazione dal lago per venire incontro ai problemi del gestore, rinviando a settembre il blocco se la situazione non migliorerà. A Roma Capitale la Regione ha chiesto di sapere quali altre captazioni siano in corso a Bracciano.  “Abbiamo rinnovato l’esigenza di conoscere almeno quali sono le altre captazioni esistenti non gestite da Acea che prelevano ancora l’acqua senza alcun vincolo dal lago di Bracciano. Comunico al Consiglio – ha concluso Zingaretti – che allo stato attuale, malgrado l’ordinanza sia della scorsa settimana, non abbiamo ricevuto su questo punto alcuna risposta, né su quante sono le captazioni in essere né su provvedimenti adottati dalla Città metropolitana al fine di regolarle, condizionarle o, se possibile, a mio giudizio, eliminarle”.

Questione quanto mai aperta dunque. Nel mirino del Forum italiano dei movimenti per l’acqua c’è la gestione di tutta la vicenda da parte di tutti i protagonisti. Per il Forum la crisi idrica in corso mette a nudo i danni che vengono dalla privatizzazione dell’acqua. La sigla è molto critica nei confronti dell’azione di Acea Ato 2 e denuncia: “ACEA ATO 2 S.p.A. è un caso emblematico rispetto al fallimento del modello di gestione privatistico che ancora oggi si vorrebbe estendere a tutta Italia: perdite delle reti che sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni, emersione del disastro ambientale dovuto all’abbassamento del livello delle acque del lago di Bracciano, la minaccia dell’azienda di razionare l’acqua a 1,5 mln di cittadini romani a seguito dell’imposizione dello stop alle captazioni dal lago, diminuzione degli investimenti. I dati – prosegue il Forum –  ci dicono in maniera palese che i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti e garantire così un servizio essenziale, ma per remunerare gli azionisti (pubblici e privati), ossia il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l’affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento. E’ necessaria dunque una radicale inversione di tendenza rispetto a questo modello, che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. Parte integrante di questo modello di gestione pubblica è la predisposizione di un Piano nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche”.

Due le richieste che nei giorni scorsi sono arrivate dal Forum. Una alla giunta capitolina del sindaco Raggi: quella di “avviare immediatamente la ripubblicizzazione di AceaAto2 e fermare l’espansione di Acea SpA in altri territori”. La seconda per la giunta Zingaretti, cui il Forum chiede di “attuare immediatamente la legge regionale 5 definendo i nuovi ambiti di bacino idrografico”.

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