Ricordi di scuola: oggi come ieri croce e delizia degli italiani

Correva l’anno 1987. Come dire: la preistoria. Erano i primi giorni di settembre e mi godevo spensierata gli ultimi sprazzi della mia lunga estate di vacanza, tra la prima e la seconda elementare. Quasi tre mesi di scorribande a perdifiato, durante i quali avevo giocato a qualunque cosa così intensamente da aver perso completamente la cognizione della dimensione temporale. Poi d’un tratto, a tre giorni dalla ripresa delle lezioni, l’epifania: non avevo finito il libro dei compiti delle vacanze. A dire la verità ero a pagina 40 di 100.

Iniziava così una lunga carriera scolastica (continuata all’università) fatta di interrogazioni preparate all’ultimo minuto della fine dei quadrimestri, esercizi di matematica svolti al cambio dell’ora, versioni tradotte sul portone della scuola, tavole da disegno recuperate in un pomeriggio, capitoli saltati per mancanza di tempo e via dicendo. In sintesi, la mia vita tra i banchi è sempre stata un po’ al cardiopalma, vissuta intensamente sul ciglio di un burrone che separava il “fai le cose un po’ alla volta e con calma” e il “c’è ancora tempo, lo faccio domani”, unito a “se non ho la media dell’8 non mi mandano in vacanza”.

Eppure, nonostante l’ansia a pacchi, quando penso ai ricordi legati alla scuola non posso fare a meno di sorridere e probabilmente non sono la sola. Sembra infatti, secondo un’indagine condotta da Doxa, che siano davvero pochi gli adulti che conservano un ricordo cattivo dell’esperienza fatta tra i banchi di scuola: si va dal 3,5% per i ricordi legati alle scuole elementari al 4,5% per scuole medie e superiori. Poca roba, dunque. E, fatto curioso, oggi la percezione negativa è in generale inferiore rispetto a quanto registrato 25 anni fa. Nel 1992 l’incidenza dei cattivi ricordi era infatti il doppio, o quasi. Soprattutto per elementari e medie dove si attestava sul 6%.

A prescindere dai ricordi buoni o cattivi, quell’angoscia condivisa con i compagni, mista allo spirito di sopravvivenza, ha fatto sì che la scuola abbia rappresentato per molti una palestra di vita, il luogo principale che ha contribuito alla formazione della propria personalità. Per la stragrande maggioranza di noi, gli anni scolastici sono stati infatti cruciali, anche per il bagaglio di conoscenze accumulate e necessarie per affrontare al meglio la vita in età adulta.

Fondamentale in questo senso, risulta essere stato soprattutto l’apporto delle scuole superiori che, sempre secondo Doxa, pesano sulla personalità per l’88%. Particolarmente formativa pare essere anche l’esperienza delle elementari con l’85% di risposte positive. Un po’ meno incisive, a quanto pare, sono giudicate le medie il cui apporto si attesta sull’81%.

In effetti, anch’io ho ricordi un po’ confusi delle medie. Probabilmente ero troppo impegnata a gestire tempeste ormonali che non mi lasciavano in pace per più di mezza giornata e nelle pause mi domandavo perché Madre Natura non si decidesse a darmi una forma umana. Eppure, in mezzo a quello sfacelo adolescenziale, ho fatto amicizie importanti e letto alcuni dei libri che mi hanno fatto sognare per anni, insegnandomi qualcosa in più sul mondo e anche su me stessa.

@ElenaLeoparco

 

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