Storie italiane. Di che scuola parlano Roberto Vecchioni e il Miur?

Caro Roberto Vecchioni, di che scuola parli? Sicuramente della Deutsche Schule Mailand perché non posso credere che ti riferisci ad una delle tante scuole pubbliche italiane. Te lo dico io che da due anni sperimento gioie e dolori di una scuola materna della Capitale d’Italia. Non un paesino e nemmeno un quartiere di periferia (chi è di Roma sa che il quartiere Talenti non è centro ma nemmeno periferia). Ecco volevo dirti che io da due anni – e come me tutte le mamme di questa Scuola – contribuiamo al funzionamento della struttura. Con cosa? Nessun e-book, lavagna digitale o sedie e banchi di ultima generazione. Ma con carta igienica, asciugoni per le mani e fazzoletti di carta. Beni di prima necessità per 23 bambini tra i 3 e i 6 anni.Ma la lista è lunga e potrei raccontarti anche che l’anno scorso abbiamo acquistato dei giochi da esterno perché la Nostra Scuola ha un giardino così bello che sarebbe proprio un peccato ‘punire’ i bambini a guardarlo dalle aule. E non finisce qui: acquistiamo per i nostri bimbi cartoncini colorati, colla, colori, penne, risme di carta A4. Insomma, tutto. Che poi mi chiedo: ma qualcuno nascosto nelle tante Direzioni del Miur si è mai chiesto senza soldi e senza attrezzature come trascorrano il loro tempo i bambini?

Così, 10 euro dopo 10 euro ci siamo sostituiti al Ministero che con i nostri soldi ha pensato bene di realizzare uno spot girandolo, tra l’altro, in una scuola privata. Quanto è costata questa pagliacciata? Non lo voglio nemmeno sapere: non sono sicura di superare lo choc. Eppure il Ministro ignora che il migliore spot per le nostre Scuole Pubbliche potrebbero essere gli alunni, i nostri figli. Basterebbe solo dotarli dell’essenziale,a partire da una struttura sicura dove trascorrere 8 ore senza la preoccupazione che il soffitto possa caderti in testa. Come, invece, è già successo.

di Valentina Corvino

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