Tasse universitarie, Adiconsum: troppe differenze fra atenei

Tante difformità fra gli studenti e tanti criteri e parametri fra i quali districarsi, con il risultato che “sono ancora troppi gli ostacoli al riconoscimento effettivo al diritto allo studio”. Adiconsum ha svolto un’indagine sulle tasse universitarie: fra ottobre e novembre si paga infatti la prima rata all’università e anche quest’anno si può arrivare, per le fasce di reddito più elevate, fino a 4 mila euro.

Nel dettaglio, all’Università degli Studi di Milano si va da un minimo di 689 euro a un massimo di 4.038 euro, mentre chi ha un reddito Isee di 20 mila euro paga 1.045 euro; all’Alma Mater Studiorum di Bologna le tasse variano da 158 a 4.020 euro e sono pari, per un Isee di 20 mila euro, a 2.180 euro; all’Università La Sapienza di Roma i costi variano da 370 e 2.647 euro e con lo stesso Isee si pagano 659 euro; la Federico II di Napoli costa da 497 euro a 1.701 euro, con una rata di 828 euro con Isee a 20 mila euro. Si differenzia solo l’Università dell’Aquila che prevede per tutti gli universitari un costo di 155 euro.

Dall’indagine di Adiconsum sul sistema della tassazione universitaria in Italia è emerso dunque, anche nel 2013, un quadro estremamente complesso e oneroso per le famiglie italiane, rincarato dall’introduzione, in diversi Atenei, della maggiorazione prevista dalla Spending Review dello scorso anno per gli studenti fuori corso e dall’incremento dell’imposta di bollo (da 14,62 a 16 euro). Si distingue solo l’Università dell’Aquila, che per il triennio 2011-2014, a seguito del sisma ha deciso l’esenzione totale (salvo tassa regionale e bollo) per tutti, scelta lodevole per aiutare l’Ateneo a rinascere.

“La difformità tra gli Atenei è totale – dichiara Pietro Giordano, presidente nazionale Adiconsum – Ognuno adotta il proprio metodo di graduazione delle tasse e criteri diversi per il riconoscimento delle riduzioni, delle esenzioni e delle borse di studio, determinando una giungla di disparità incompatibile con un effettivo riconoscimento del diritto allo studio”.

“E’ un sistema che, allo stato attuale – prosegue Giordano –, continua ad operare un’ingiusta selezione all’ingresso, basata non sulla meritevolezza degli studenti ma sulla capacità reddituale delle loro famiglie, soprattutto di quelle dei fuori sede. Al problema della frammentazione della tassazione va infatti aggiunto quello degli ingenti costi di mantenimento, soprattutto nelle grandi città, in cui hanno sede gli Atenei più ambiti: affitto, mensa, trasporti, per non parlare poi del costo dei testi universitari e della strumentazione aggiuntiva richiesta per le diverse facoltà. L’istruzione universitaria è uno step fondamentale per guidare i giovani verso il mercato del lavoro, già di per sé pieno di ostacoli e di difficoltà. Un sistema che non garantisce pari opportunità di studio a tutti coloro che ne hanno diritto non è equo né meritocratico; al contrario, è un sistema elitario che taglia fuori, come sempre, le fasce sociali più deboli, impedendo un miglioramento reale del modello educativo e formativo del nostro Paese: non c’è da meravigliarsi, poi, se la fuga dei cervelli all’estero è ormai diventata inarrestabile”.

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