Spadafora: 10 mila bambini contesi come Leonardo

Ricordiamo le immagini: la scuola, gli agenti di polizia, il bambino trascinato via. E poi le parole, termini scientifici mai sentiti prima. Ritorniamo su quella vicenda per capire cosa c’è dietro il clamore di Cittadella nella speranza di contribuire al dibattito per una necessaria riforma della giustizia minorile orientata alla massima tutela dei bambini. Parla il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora.

Ci spieghi, al di là del fatto plateale, cosa c’è dietro la vicenda di Padova?
Dietro il clamore di Padova c’è il dramma dei figli contesi. Diecimila bambini nella guerra tra mamme e papà alle prese con una separazione, ma soprattutto con una pesante conflittualità che danneggia il minore. La storia del piccolo Leonardo è solo la punta dell’iceberg. Questo caso è arrivato agli onori della cronaca dopo quella sequenza di immagini choc che ha indignato l’intero Paese. Guai però a farsi trascinare dall’onda emotiva.

E’ corretta la procedura adottata? Scuola, agenti di polizia, etc
Le modalità sono state sbagliate. Le forze dell’ordine non dovrebbero intervenire in questi provvedimenti giudiziari. Non è da Paese civile che un poliziotto porti via un bambino. Va detto, però, che la polizia ha eseguito un provvedimento giudiziario. C’è una sentenza della Corte d’appello che prevede l’intervento della polizia. Allora come Garante dico: dobbiamo disciplinare questi provvedimenti e non lasciare che sia il singolo magistrato a decidere. Che senso ha indignarsi come hanno fatto tanti politici in queste settimane se poi in Parlamento le leggi che riguardano i minori sono ferme da anni?

Qual è il valore dell’ordinanza di fronte ad un bambino che si rifiuta di andare ai vivere con l’altro genitore?
Di fronte a quelle immagini che hanno indignato l’Italia tutti dobbiamo usare parole di condanna. Se però facciamo un passo in avanti dobbiamo chiederci: il bambino va ascoltato e aiutato a recuperare la relazione con il padre. In questi giorni il piccolo Leonardo cena e gioca con il padre nella struttura di Padova che lo ospita. Mi auguro che presto possa tornare a rivedere la madre.  E’ un suo diritto.

Ci parli della PAS. Come fa una sindrome  non riconosciuta  scientificamente a condizionare una decisione del tribunale?
Non entro nel merito di questioni tecnico-scientifiche. Guardo all’interesse del minore. Il bimbo ha il diritto di coltivare una buona relazione affettiva con entrambi i genitori. Il problema non è la Pas, ma la grossa conflittualità che esiste tra i genitori. Non spetta a me difendere il padre o la madre, a me interessa tutelare il bambino. Il Tribunale ha constatato che la madre ha impedito al piccolo Leonardo di vedere suo padre per più di un anno e ha emesso una sentenza grave che è stata disattesa. Sulle modalità per ‘sanzionare’  la madre possiamo discutere ma il bimbo ha diritto ad avere entrambi i genitori.

La casa famiglia è un luogo neutro per resettare i bambini? Non è paradossale che un bambino conteso tra due genitori si trovi a vivere in una casa famiglia lontano da tutti gli affetti?

Premetto che la struttura dove si trova a vivere Leonardo non è una vera e propria casa-famiglia. Non è paradossale che si trovi a vivere lì, è paradossale che entrambi i genitori abbiano utilizzato lui come un oggetto, uno strumento di ritorsione. Le responsabilità ce le hanno gli adulti. Questa storia ci dimostra che i grandi, troppo spesso, dimenticano cosa vuol dire essere piccoli. Come dice Il Piccolo Principe “tutti i grandi sono stati bambini una volta, pochi se ne ricordano”.  Leonardo non deve resettare gli affetti ma deve essere aiutato da una squadra di specialisti a rielaborare la relazione con entrambi i genitori che gli hanno fatto inconsapevolmente del male.

Crede che la giustizia minorile abbia bisogno di essere riformata?
Assolutamente sì. Lo chiediamo da tempo ma siccome l’infanzia resta all’ultimo posto nell’agenda politica del Paese, ci ricordiamo dei bambini solo quando succedono questi fatti clamorosi. L’Italia ha estremo bisogno di una riforma della giustizia minorile improntata al diritto all’ascolto del minore. I fatti di Cittadella ce lo hanno dimostrato. Serve apportare, inoltre, dei miglioramenti alla legge sull’affido condiviso del 2006 e investire sulla mediazione familiare per risolvere la conflittualità tra genitori. Dietro la storia di Leonardo, come dicevo, si nasconde il dramma dei bimbi contesi. Fino a quando consentiremo agli adulti di “usare” i figli minori come strumento di ritorsione di uno dei genitori nei confronti dell’altro, a farne le spese saranno sempre i piccoli.

di Valentina Corvino

6 Commenti a “Spadafora: 10 mila bambini contesi come Leonardo”

  1. Aleksandra ha detto:

    Leonardo ha 4 anni. – Il suo primo capriccio– lui piange, non vuole scendere dalla macchina e andare da papà- l’ultima volta un cuginetto gli ha fatto male. Il papà si arrabbia, lo trascina a forza e chiama i carabineri. – Leonardo piange, chiuso a chiave al buio in uno sgabuzzino vuoto a casa del papà, perché voleva tornare a casa della mamma prima del previsto.- la psichiatra Rubens De Nicola ha diagnosticato la PAS durante un colloquio di 20 minuti (!).
    Leonardo ha 5 anni – Il papà usando la diagnosi della PAS è riuscito a togliere la potestà genitoriale alla mamma ( In meno di un anno dal primo capriccio! Fantastico!) Lui è un avvocato e il vicepresidente dell’Associazione dei padri separati Padova. E dopo Leonardo con la mamma vivono 5 anni in assedio – il papà ha scatenato contro loro la Corte, gli assistenti sociali, gli psichiatri, le forze dell’ordine. Durante gli incontri protetti al bambino, seguendo la “terapia della minaccia” prevista per la cura di questa presunta PAS, venivano ripetute frasi come: “Se non vai dal papà, non vedrai più neanche la mamma, verranno i Carabinieri a prenderti”». Non dimentichiamo i 3 precedenti tentativi di portarlo via dalla casa della mamma. Scusate, ma tutto questo non basta per aver un po’ di antipatia verso questo papà anche senza PAS?

  2. edgard ha detto:

    Sono un padre al quale è stata negata la paternità.
    La mia situazione era identica. La moglie separata riteneva di essere lei la padrona dei bambini e mi diffamava continuamente per alienarmeli.
    Così è stato ed io ho rinunciato perchè non ho avuto la forza di fare ciò che ha fatto quel padre. Ho rinunciato per vent’anni a vederli.
    Poi mia moglie è morta ed io ho potuto subentrare nella loro vita non senza difficoltà. Ora mi stimano e mi vogliono bene. Putroppo i danni per aver distrutto la figura del padre ai loro occhi ,li ha resi fragili e deboli, forse ammalati.
    Penso che se avessi agito subito oggi avrebbero quel futuro che sorridente che a loro mancherà.
    Il genitore separato che diffama l’altro davanti ai figli andrebbe privato per un periodo della patria potestà in atuomatico, per legge, non per sentenza.
    Molti genitori ed in particolare donne hanno questa abitudine che vivono come un loro diritto alla denigrazione dell’altra figura genitoriale.
    La paura e la consapevolezza di perdere l’assegno ed il figlio farebbe da deterrente e molti coniugi separati si guarderebbero bene dal mettersi in quelle condizioni sapendo ben prima a cosa potranno andare incontro.

  3. antonio ha detto:

    Spetta a Leonardo scegliere se avvalersi o meno del diritto di vedere o no un genitore. non sono gli adulti che devono decidere per lui. soprattutto perchè non avete basi per decidere quale sia la cosa migliore. meglio crescere senza un genitore o con un genitore sbagliato? la risposta me la offrono ogni giorno migliaia di bambini e ragazzi che non hanno potuto scegliere. Se Leonardo sta bene davvero lo voglio sentire da lui. Se si relaziona con il padre finchè è lì dentro a me non dice niente. Lì dentro non ha possibilità di scelta e si trova tra adulti che vogliono che lui abbia una relazione con il padre, che lui lo voglia o no. quindi potrebbe non fare altro che cercare di dare a tutti quello che tutti vogliono come difesa personale e per essere lasciato in pace. Non parliamo di tecnici che sanno cosa fare, perchè sennò Leonardo sarebbe già a casa ed io non sarei qui ad offrire molte altre prospettive. Denuncia per il padre, per lo psichiatra e per i poliziotti che hanno maltrattato il bambino per strapparlo con la forza da dove lui non voleva.

  4. Corrado ha detto:

    E’ UNA VERGOGNA ASSOLUTA PER TUTTI GLI ITALIANI, UNA COSA ORRENDA.
    La PAS è un’invenzione che viene “appiccicata” ai bambini come un’etichetta, da periti incompetenti.

    O peggio: il CTU del caso di Cittadella, Rubens De Nicola, è stato determinante anche per far assolvere un marito che ha ucciso la moglie a badilate.

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/05/26/news/uccise-la-moglie-a-badilate-assolto-per-quot-vizio-di-mente-quot-1.63562

    Vi invito a protestare con me, potete anche copiare l’appello e inviarlo a tutti i Parlamentari soprattutto quelli della Commissioni per l’Infanzia e per la Giustizia:

    http://firmiamo.it/in-difesa-del-bambino-leonardo-di-cittadella

    questi gli indirizzi:
    http://www.camera.it/436?shadow_organo_parlamentare=1538&natura=B
    http://www.camera.it/99?shadow_organo_parlamentare=1495

  5. Ebe D'Alba ha detto:

    sì proprio così!!

  6. Aleksandra ha detto:

    Ma è vero che questo padre che trascina il proprio figlio per i piedi, lui è il vicepresidente dell’Associazione dei padri separati Padova?
    Complimenti!