Tasse universitarie, Adiconsum: una giungla

Una giungla  in cui è difficile orientarsi. E una stangata in linea generale un po’ per tutti, con l’ulteriore aggravante di un sistema di tassazione che finisce per non garantire pari opportunità a tutti gli studenti, specialmente se con redditi bassi, o fuori sede, o fuori corso. Adiconsum ha svolto un’indagine sulle tasse universitarie mettendo a confronto quanto si paga in diversi atenei. E ha concluso, spiega il segretario generale Pietro Giordano, che “il sistema di tassazione universitaria è una vera e propria giungla”. Si arriva a pagare anche 4 mila euro per un anno di studi.

Fra la metà di ottobre e la metà di novembre, spiega l’associazione, gli atenei fanno cassa con le iscrizioni. Adiconsum ha studiato il complesso sistema di tassazione universitaria, che quest’anno registra le novità del D.lgs 68/2012 sul Diritto allo Studio  e della Spending Review che ha dato il via agli aumenti delle tasse applicate ai fuori corso. E ha trovato un’estrema differenziazione di parametri e prezzi.

All’Università degli studi di Milano, ad esempio, le tasse variano da un minimo di 795 euro fino a 3788 euro; all’Alma Mater Studiorum di Bologna si va da 157 euro a 3983 euro; all’Università degli Studi di Firenze da 1471 euro (compreso il contributo per laboratorio) a 3654 euro; alla Sapienza di Roma le tasse oscillano da 387 euro a 2328 euro; alla Federico II di Napoli si va da 559 euro a 1658 euro; all’Università degli studi di Cagliari le tasse oscillano da 367 euro a 2891 euro. Facendo riferimento a un reddito ISEE di 20 mila euro, le tasse da pagare possono variare da 558 euro a Cagliari, passare per 798 euro della Sapienza e i 971 euro della Federico II, arrivare a 1173 a Milano, superare ampiamente i 2 mila euro a Bologna (2160 euro) e a Firenze (2336 euro). Per i fuori sede, alcune università non fanno differenze, altre prevedono una maggiorazione – alla Sapienza di Roma, ad esempio, c’è una maggiorazione del 50% a partire dal terzo anno fuori corso. Diverso è il caso de L’Aquila, dove si applicano solo la tassa regionale e l’imposta di bollo pari a 155 euro per tutti.

“Il quadro che emerge dall’indagine – afferma il segretario generale dell’associazione Pietro Giordano – è quello di una giungla di distinzioni, differenziazioni e parametri che cercano di graduare il costo di tasse, contributi e spese ulteriori in base a criteri di reddito, merito, consistenza del nucleo familiare, condizione sociale e lavorativa, distanza dell’abitazione, regime di iscrizione part-time o fuori corso ed altri ancora. Un dato emerge su tutti e cioè che il costo dell’Università è un ulteriore stangata per le famiglie. L’indagine di Adiconsum – continua Giordano – ha messo in luce come il sistema della tassazione universitaria al di là delle barriere di accesso del numero chiuso, non garantisce pari opportunità di studio a tutti gli aventi diritto, tagliando fuori studenti fuori sede, studenti con reddito basso, studenti lavoratori. Occorre un sistema di tassazione più uniforme ed equo”.

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