TTIP, al via a Bruxelles nuovo round di negoziati. Greenpeace protesta

Nuovo round di negoziati a porte chiuse per il TTIP, il Partenariato transatlantico sul commercio e investimenti fra Stati Uniti e Unione europea. Le trattative ripartono oggi a Bruxelles per una settimana e si concentreranno fra l’altro su un aspetto particolarmente controverso, legato all’istituzione di una Corte di investimenti (Investment Court System) chiamata a risolvere le controversie fra multinazionali e Stati. Greenpeace manifesta: questa mattina gli attivisti dell’associazione hanno bloccato l’accesso al centro conferenze dove fino al 27 febbraio è previsto il nuovo round di trattative a porte chiuse tra Stati Uniti e Unione europea.

Trenta attivisti si sono incatenati all’ingresso del palazzo in cui si terranno le negoziazioni, mentre alcuni climber hanno aperto sulla facciata dell’edificio un grande banner che raffigura il TTIP come una strada senza uscita, un vicolo cieco per l’Europa. Per Greenpeace, come per numerose altre sigle della società civile, il TTIP rappresenta “una minaccia per la democrazia, la protezione dell’ambiente, gli standard di sicurezza sulla salute, le condizioni dei lavoratori, a tutto vantaggio delle multinazionali, a cui verrebbe dato un potere senza precedenti”.

“Negoziatori della Commissione Europea e del dipartimento del commercio degli Stati Uniti – spiega l’associazione – hanno in programma cinque giorni di trattative su un particolare e controverso aspetto del TTIP, che permetterebbe a investitori stranieri di sfidare le norme che difendono cittadini e ambiente, anche per aspetti come il cibo, l’inquinamento chimico e l’energia. Lo schema proposto dalla Commissione – conosciuto come Investment Court System (ICS) – darebbe a una “Corte di Investimenti” priorità rispetto ai Paesi per difendere interessi privati degli investitori.”

Il rischio denunciato da più parti è che attraverso questo sistema le multinazionali siano in grado di fare causa agli Stati, e di vincere, mettendo a rischio l’autonomia di questi nel prendere decisioni in favore dei propri cittadini ma in qualche modo lesive dei profitti delle aziende. Per Greenpeace l’ICS potrebbe infatti “istituire un sistema giudiziario privilegiato che consentirebbe alle multinazionali di bypassare le corti nazionali” e consentire ai suoi giudici, che non verrebbero assegnati a questa corte in via permanente, di potere accettare incarichi dalle aziende private. Viene poi denunciato il rischio che siano violati i principi democratici e il diritto dei governi ad adottare e applicare leggi.

“L’istituzione di una corte speciale a protezione dei profitti delle aziende private è una seria minaccia per la democrazia – dice Andrea Carta, consigliere legale di Greenpeace European Unit – Quanto proposto dalla Commissione sarebbe a tutto svantaggio del commercio locale e minaccerebbe il diritto dei governi di adottare leggi a tutela dei cittadini e contro gli interessi delle multinazionali”.

Il problema che denunciano gli oppositori del TTIP è la rimozione di una serie di barriere non tariffarie che riguardano dunque leggi e regolamentazioni nei diversi settori dell’economia, con normative spesso molto diverse fra Usa e Ue. “Questo accordo non riguarda il commercio, bensì il trasferimento di potere decisionale dalle persone alle grandi multinazionali – afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile e Progetti Speciali di Greenpeace Italia – Quelle che la Commissione europea chiama barriere al commercio sono di fatto misure di sicurezza che tengono lontani OGM e pesticidi dal cibo che mangiamo e le sostanze tossiche dall’aria che respiriamo. Le negoziazioni a porte chiuse di questi giorni vorrebbero indebolire questi standard di sicurezza e massimizzare il profitto delle multinazionali, non importa con quali costi per persone e ambiente. È nostra responsabilità denunciare tutto questo e dare voce ai milioni di persone che si oppongono al TTIP”.

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