TopNews. Disumanità: Cittadinanzattiva su sgombero CARA di Castelnuovo

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, hanno tweettato i frati di Assisi rivolgendosi a chi di detiene il potere terreno. Ma le preghiere e le suppliche non bastano. Il centro di Castelnuovo di Porto, attivo da oltre 10 anni, chiuderà entro la fine del mese. Lo sgombro è iniziato ieri con i primi 30 trasferimenti e sta proseguendo in queste ore. A lasciare il centro oggi sarebbero altri 75 i migranti in partenza nella giornata di oggi. Diversi sono stati avvistati alle fermate degli autobus diretti a Roma. Pochi bagagli e nessuna meta per molti altri.

Cosa ne sarà di loro? Nessuno lo so e a nessuno sembra importare. Ciò che conta è che “lì non possono stare”.

A nulla vale che quel Centro sia stato per anni un esempio di buon funzionamento del sistema di accoglienza, che abbia ospitato più di 1000 migranti e che abbia avviato i progetti di integrazione meglio riusciti a livello nazionale. Il decreto “sicurezza e immigrazione” va applicato. Punto.

Oggi il nostro sostegno va al Sindaco e ai cittadini di Castelnuovo di Porto, che da ieri si sono mobilitati e resi disponibili ad ospitare alcune delle persone lasciate per strada, che sono la voce delle nostre comunità accoglienti e dimostrano come sia possibile rispondere attivando nuova solidarietà”, dichiara Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.

“Da un giorno all’altro”, continua Liberto, “senza il minimo preavviso, si avvia lo sgombero di una struttura che ospita oltre 500 persone, in parte prelevate e “deportate” in altre regioni verso ignota destinazione, altri semplicemente lasciati per strada perché, pur essendo titolari di protezione, per effetto di quel decreto hanno perso il diritto all’accoglienza”.

Si separano famiglie, si interrompono i percorsi scolastici dei bambini, quelli lavorativi intrapresi dagli adulti, si demolisce il lavoro di assistenza e tutela promosso da operatori e volontari per le donne e gli uomini vittime di violenze ospitati nella struttura.

Con l’obiettivo di chiudere il centro entro fine mese, si smantellano processi e progetti di integrazione prodotti negli anni sul territorio, con la partecipazione della comunità locale, si apre una crisi occupazionale che riguarderà 120 lavoratori impegnati nel centro e le loro famiglie, si disperde un patrimonio di competenze maturate nel tempo sul terreno dell’accoglienza.

A chi giova tutto ciò? “Non certo ai migranti che da un giorno all’altro si vedono sradicati da quel contesto e deportati altrove, non ai titolari di protezione umanitaria che vengono messi in strada, non agli operatori che perdono il lavoro  e alle loro famiglie, né ai cittadini di Castelnuovo nel cui territorio si interrompono i processi di inclusione e si riversano per strada persone rimaste prive di alloggio”, conclude la coordinatrice di Cittadinanzattiva.

Un capolavoro insensato di disumanità che non è utile a nessuno, tranne a chi sta speculando sulla pelle delle persone per fini politici”. 

 

Notizia pubblicata il 23/01/2019 ore 17.14

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