Università, Corte UE diritti umani: numero chiuso non lede diritto allo studio

Il numero chiuso non viola il diritto allo studio. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo rigettando il ricorso di 8 studenti italiani non ammessi alle facoltà di medicina e odontoiatria. Secondo i giudici di Strasburgo il numero chiuso è compatibile con il diritto allo studio sancito dalla convenzione europea dei diritti umani. Secondo il Codacons “la Corte di Strasburgo ha preso una cantonata”. Già pronta una mega class action.

Nella sentenza, la Corte di Strasburgo precisa anche che la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole e non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

Il Codacons rilancia con la nostra Costituzione alla mano: secondo l’Associazione il fatto che secondo i giudici il numero chiuso non sia incompatibile con quanto sancito dalla convenzione europea dei diritti umani, non significa che i test d’ingresso rispettino la normativa italiana, a cominciare dalla Costituzione. Inoltre, ad essere violato non è solo il diritto allo studio sancito dall’art. 3, 33 e 34 della Costituzione, ma anche il libero accesso alle professioni.

“Insomma questa sentenza, per quanto sia un’occasione perduta, lascia impregiudicate tutte le possibili azioni legali  italiane” avverte il Codacons, che ha già provveduto a diffidare il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca chiedendo l’eliminazione dei test di ammissione e che, in attesa delle sentenza della Corte Costituzionale, ha già pronta una mega class action per risarcire gli studenti esclusi dalle facoltà, invita il Governo a seguire le indicazioni dell’Antitrust.

Il Codacons ricorda che nel 2009, l’allora presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, così si era pronunciato sul numero chiuso dei dentisti (AS516): l’ “artificiosa predeterminazione del numero dei potenziali professionisti … determina, dal punto di vista economico, un ingiustificato irrigidimento dell’offerta di prestazioni odontoiatriche, con l’effetto di restringere artificiosamente il numero dei potenziali professionisti ed innalzare il prezzo delle relative prestazioni”. Per cui, concludeva Catricalà, “dovrebbero essere abbandonati i processi di contrazione del numero di posti universitari disponibili e dovrebbe essere assicurato il massimo ampliamento possibile dei posti universitari disponibili”.

Il Codacons si domanda perché Monti abbia voluto all’interno del Governo l’allora presidente dell’Antitrust se poi non ha dato seguito ad una sola delle cose che l’allora Antitrust chiedeva: dai farmaci di fascia C nei supermercati ai preventivi obbligatori degli avvocati, dai saldi liberi all’eliminazione delle commissioni di massimo scoperto, dai tassisti all’eliminazione del numero chiuso dell’università.

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