Valore legale del titolo di studio, MIUR apre consultazione ed è polemica

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha aperto una consultazione pubblica sul tema del valore legale del titolo di studio, un tema complesso  a causa dell’assenza di una disciplina normativa organica dell’istituto, con due conseguenze. La prima, più generale, è che c’è una pluralità di norme e strumenti normativi che disciplinano i titoli di studio rilasciati da istituti autorizzati. La seconda conseguenza è che ci sono almeno tre ambiti interessati dalle problematiche connesse al “valore legale del titolo di studio”: l’accesso alle professioni;  il pubblico impiego; gli ordinamenti scolastici e universitari. La consultazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) si concentra sui primi due aspetti.

Per valore legale della laurea, stante alla definizione del Servizio Studi del Senato, si intende  un istituto giuridico che va “desunto dal complesso di disposizioni che ricollegano un qualche effetto al conseguimento di un certo titolo scolastico o accademico”.

Lo scopo della consultazione è acquisire elementi di valutazione, spunti di riflessione, osservazioni e proposte da parte di tutti gli interessati.

Duro il commento dell’Unione degli Universitari che ha definito la consultazione “un’arma di mistificazione di massa”. “Sono faziose e disegnano una realtà distorta” spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’UDU, riferendosi alle domande contenute nel questionario proposto dal Ministero. Orezzi aggiunge: “ieri abbiamo avanzato le nostre perplessità sul metodo pur sponsorizzando ovunque la partecipazione al questionario, sconfiggendo il pericolo dell’abolizione del valore della laurea  con le argomentazioni: ora però dobbiamo arrenderci all’evidenza. Non è una consultazione ma un tentativo di fuorviare la realtà e indirizzare la consultazione da subito in una data direzione. Il tema trattato è estremamente delicato e ha conseguenze e implicazioni su tutto il mondo universitario, lavorativo e anche rispetto al contesto europeo nel quale siamo inseriti”.

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