Ministero del lavoro: al via la VI conferenza nazionale per il volontariato

72 città e 13 regioni, oltre 100 incontri di discussione e 3.500 organizzazioni di volontariato coinvolte. Questi i primi numeri delle fasi di preparazione della VI Conferenza nazionale per il volontariato in programma all’Aquila dal 5 al 7 ottobre, elaborati da CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato).

Nella mattinata di oggi si è svolto un incontro con la stampa per presentare l’iniziativa ed esporre i temi principali di cui si discuterà a L’Aquila. Al tavolo dei relatori, il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Cecilia Guerra, ha tenuto ha precisare l’importanza di un incontro nazionale sul tema del volontariato. “La crisi economica”, dice il Sottosegretario “sta aprendo nuovi scenari di emergenza ed esclusione sui quali il mondo della cittadinanza attiva si trova a dover dare risposte”. Inoltre, continua Guerra, “gli incontri di preparazione all’appuntamento di ottobre hanno permesso di fare qualcosa che spesso non riesce facilmente. Hanno dato, infatti, la possibilità alle numerose realtà associative di costituire reti di dialogo e scambio di esperienze su temi comuni”.

Lo scopo degli incontri, che si sono svolti a partire dal mese di maggio scorso, è stato quello di costruire un documento rappresentativo del volontariato italiano, mettendo in evidenza i punti cardine su cui si apriranno i tavoli di lavoro nel corso della conferenza del L’Aquila. Il ruolo del volontariato in questo particolare momento è quello di dare il proprio contributo alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo che siano sostenibili e solidali. Lo sviluppo e la crescita di un Paese, dunque, non può essere intesa unicamente come spinta economica e occupazionale ma anche come creazione delle migliori condizioni di promozione della persona e della sua piena realizzazione.

Danilo Festa, della Direzione Generale per il Volontariato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sottolinea che “la crisi ha inevitabilmente colpito anche il volontariato che sconta un maggiore individualismo e un più ampio atteggiamento di chiusura della comunità, oltre che problemi di risorse economiche necessarie per portare avanti i progetti”.

Nonostante questo, però, il volontariato continua a rivendicare a gran voce il proprio ruolo di soggetto politico, o meglio di soggetto in grado di partecipare attivamente alla governace del Paese. Il volontariato infatti, spesso costituisce la cassa di risonanza delle esigenze più forti che provengono dalla società e si fa portavoce di coloro che non hanno modo di arrivare ai piani alti della politica. Per fare questo occorrerebbe revisionare anche il quadro normativo, non solo quello strettamente legato alla sfera del volontariato (legge 266 del 1991) ma anche quello di altri ambiti che hanno ricadute dirette o indirette su questo mondo, così da rimuovere progressivamente tutti gli ostacoli ad una partecipazione diretta alla decisione politica. Questa, per lo meno, la speranza che viene dal Ministero, ma che, precisa Guerra, richiede un lungo e non facile lavoro.

 

di Elena Leoparco

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