Modavi, professione volontario: competenze informali a servizio della società

Il volontariato come bacino di formazione di competenze professionali spendibili nel mercato del lavoro. È questa l’idea di base che ha sostenuto il progetto Leonardo da Vinci dal titolo “Certification of executive and volunteer of NGOs” (Cev NGOs). Nata nel 2010, l’iniziativa si avvia alle sue fasi conclusive e, nella mattinata di oggi, il Modavi, Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano, ha organizzato una conferenza per fare il punto della situazione.

L’obiettivo che ci si proponeva di raggiungere attraverso il Cev NGOs era quello di sviluppare un processo di certificazione in grado di accreditare formalmente le competenze acquisite sul campo da coloro che operano a vario titolo nell’ambito delle Ong. Le motivazioni che sono alla base di questo progetto europeo sono molteplici e partono da dati concreti relativi al mondo del volontariato. In Europa si contano 100 milioni di cittadini di età superiore a i 15 anni che si dedicano al volontariato. Solo in Italia, i volontari sono più di cinque milioni e le stime dell’Istat dicono che, se si trattasse di un’attività economica a tutti gli effetti, sarebbe il grado di costituire il 4% del Pil nazionale, corrispondente a circa 400mila posti di lavoro a tempo indeterminato.

“Ė evidente, quindi”, spiega Gian Paolo Gualaccini, Coordinatore Osservatorio Economia Sociale del Cnel, “che il volontariato è in grado di generare crescita per il Paese”. Spesso, infatti, le attività svolte nell’ambito del volontariato vanno a colmare le carenze di un welfare pubblico sempre più povero e riescono a proporre soluzioni e interventi positivi in situazioni di grande disagio. È quindi fondamentale, secondo i promotori dell’iniziativa (un network di organizzazioni e associazioni su scala europea) elaborare un processo di certificazione innovativo delle competenze che risponda ai mutamenti della società.

Federica Campanari, coordinatrice italiana del progetto, spiega che “la certificazione è rivolta ai volontari e ai dirigenti delle organizzazioni del Terzo settore ed è attualmente ottenibile attraverso una procedura on-line appositamente studiata”. Si tratta di semplici passaggi (compilazione di un curriculum ad hoc, elaborazione di un caso di studio, test su materie chiave dell’Ong presso la quale si presta servizio) che permettono di ricevere un riconoscimento delle proprie competenze.

È un passo avanti di considerevole portata se si pensa che il volontario, di fatto, non ha l’obbligo di presentare un’attestazione di percorso formativo per avviare il proprio servizio. Le certificazioni rilasciate, inoltre, sono registrate in un database internazionale all’interno del quale le varie organizzazioni che decideranno di aderire al processo avranno la possibilità di accedere e rintracciare le migliori professionalità presenti in questo ambito. Esperienza, accrescimento del bagaglio culturale, sviluppo di relazioni sociali, acquisizione di nuove strategie di sviluppo, mobilità internazionale, conoscenza delle lingue, determinazione, ecc. sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono a forgiare un volontario o un manager Ong. Tutti aspetti che ad oggi non hanno trovato un giusto riconoscimento ufficiale.

Nel suo intervento alla conferenza, Danilo Festa, Direttore generale per il Volontariato, associazionismo e formazioni sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha sottolineato che “nei Paesi anglosassoni il volontariato ha già da tempo un riconoscimento anche nel mercato del lavoro e nel mondo dell’università, così che molti giovani sono incentivati a praticare attività di questo tipo in preparazione del proprio futuro professionale”.

In Italia, invece, ribadisce in chiusura Irma Casula, Presidente nazionale di Modavi, “il volontariato rischia di rimanere vittima della gratuità che lo caratterizza e, in questo modo, si tende ad offuscare la professionalità che ne costituisce il grande valore aggiunto”. Cosa fare, allora? “Innanzitutto”, continua Casula “occorre promuovere un confronto tra Terzo settore, volontariato e rete dei fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua. Solo attraverso la formazione e la certificazione della professionalità sarà possibile restituire dignità a questo mondo che spesso viene sottovalutato”.

 

di Elena Leoparco

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