XIII Sessione Cncu-Regioni, Consumatori sono risposta a crisi della mediazione

In un contesto di crisi, delegittimazione delle istituzioni, diffusione acritica dell’individualismo, è sempre più importante il ruolo svolto dalle associazioni dei consumatori: alla crisi della mediazione si contrappone la forza e il futuro delle associazioni. “Siate più consapevoli di quello che rappresentate perché altri stanno mollando la dimensione che si pone fra gli individui e le istituzioni”: è il monito che arriva da Mario Morcellini, professore di Sociologia dei processi culturali e Comunicativi all’Università La Sapienza di Roma. Il docente è intervenuto sulla rappresentatività delle associazioni nell’ambito della XIII Sessione Cncu-Regioni in corso a Napoli.

La forza delle associazioni sta nel mettere insieme bisogni e culture. La rappresentatività, ha spiegato Morcellini, è collegata alla forza dell’identità e significa capacità di interpretare i bisogni, quindi non si misura solo con i numeri; è presenza nel discorso pubblico, “che non significa – ha puntualizzato il docente – presenza assidua nei salotti televisivi, perché in questo caso si diventa contributo all’incattivimento dei rapporti sociali”. Ulteriori elementi della rappresentatività sono dati da una capacità di progetto vicina alle persone e ai bisogni, dalla competenza, dall’attenzione all’efficacia, dalla certificazione delle attività.

Detto questo, qual è lo stato dell’arte in Italia rispetto all’Europa? C’è uno scarto evidente. Nel 2012, in Italia i consumatori che si sentono adeguatamente protetti dalle normative vigenti sono il 40%, contro il 55% dell’Europa a 27. I consumatori che si fidano delle autorità pubbliche nella protezione dei propri diritti di consumatori sono il 48% in Italia contro una media europea del 59%; quelli che credono che i venditori e i fornitori rispettino i loro diritti di consumatori sono il 49% in Italia contro una media europea del 59%; i consumatori che si sono imbattuti in annunci e offerte ingannevoli sono il 37% contro una media europea del 44%.

Il quadro generale, indicato dalle ricerche dell’Istat, dice che il coinvolgimento in attività di partecipazione sociale sta diminuendo, che gli italiani hanno poca fiducia negli altri, che la fiducia nelle istituzioni è poca: la valutazione sulle classi dirigenti dell’Italia dice che al primo posto ci sono i responsabili di associazioni con finalità sociali e di volontariato, seguito dal mondo della cultura e da imprenditori e manager delle imprese. Lo spazio per una maggiore partecipazione sta nella rete: a crescere sono infatti le nuove forme di partecipazione attraverso il web, quella dei “cyber-cittadini”, i giovani, che aumenta dal 12% al 17,4% dal 2011 al 2012.

E’ in questa dimensione che si gioca il futuro delle associazioni. “In tempi di crisi dell’educazione tradizionale e della socializzazione – ha concluso Morcellini – se le associazioni dei consumatori non rivendicano un ruolo strategico di difesa del cambiamento nel sostegno alle persone, lasceranno sempre più soli quelli che hanno diritto al sostegno”.

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