XIII Sessione Cncu-Regioni: il ruolo del regolatore

I servizi pubblici locali sono diversi l’uno dall’altro e diverso è dunque il ruolo che assume il regolatore. Basti pensare alla differenza fra il settore del gas, dove l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha elaborato contratti-tipo e regolazione penetrante in termini di tariffe e qualità, e il settore idrico, dove invece si sconta da tempo una grande incertezza regolatoria e una frammentazione della regolazione. Questi i temi al centro dell’intervento del presidente dell’Autorità per l’energia Guido Pier Paolo Bortoni durante la sessione Cncu-Regioni in corso a Napoli.

Credo che il vizio di fondo di ogni riforma dei servizi pubblici locali sia stato un approccio normativo indistinto, a prescindere dalla loro natura. Ma c’è servizio pubblico locale e servizio pubblico locale – ha esordito Bortoni – Il legislatore ha messo insieme la natura del servizio pubblico locale con la titolarità amministrativa, trascurando tre caratteristiche: l’evoluzione e l’intensità tecnologica dei diversi servizi pubblici locali, la specificità del territorio, la struttura dei costi industriali e non industriali sottesi al singolo servizio. Questi sono i tre piatti della bilancia sui quali deve essere valutato il servizio pubblico locale”.

“Se si guarda ai costi industriali – ha proseguito Bortoni – si trova una regola d’oro: maggiore è l’intensità infrastrutturale del singolo servizio pubblico locale, minore è la possibilità di sviluppare assetti concorrenziali”. Così da un lato c’è il settore dell’energia elettrica, dove le infrastrutture di rete pesano per il 10-15%, buon esempio di sviluppo di concorrenza del mercato, dall’altro il settore idrico. Fra i due estremi la distribuzione del gas. “In alcuni settori – ha spiegato Bortoni – il regolatore può essere un valido aiuto, se ci sono stabilità delle regole, promozione degli investimenti infrastrutturali, sorveglianza e monitoraggio della qualità del servizio pubblico locale ed enforcement delle regole. Così nel gas il regolatore ha emanato una serie di contrattualistiche tipo e c’è una regolazione penetrante il termini di tariffe e qualità”.

Molto diverso il caso dell’acqua. Nel settore idrico, ha spiegato il presidente dell’Autorità per l’energia, “da anni ci sono tante competenze regolamentari frammentate che si sono tradotte in incertezza regolatoria. Il settore è inadeguato negli investimenti – servirebbero 65 miliardi di investimenti in venti anni – ci sono una gestione parcellizzata del territorio, forte disomogeneità della qualità del servizio, elevate perdite. Questo è un esempio negativo di un settore che ha sperimentato la frammentazione della regolazione”.

E il ruolo delle associazioni dei consumatori? Non solo monitoraggio. Ha spiegato il presidente Confconsumatori Mara Colla: “Un punto importante perché i principi si trasformino in diritti reali è la conoscenza, la partecipazione, l’esercizio dei propri diritti fra cui quelli di reclamo e di riconoscimento del danno, per non parlare della tariffa imposta. Noi associazioni dei consumatori dobbiamo informare ed essere di supporto ai cittadini nell’esercitare il loro diritto di cittadinanza. I contratti di servizio – ha concluso – devono trasformarsi da affermazioni di principio in contratti che si trasformino in efficacia. Abbiamo bisogno di verificare la volontà delle aziende di adottare politiche più consumer-oriented”.

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