App gratuite? Nascondono acquisti: Altroconsumo segnala Google e Apple

Scarichi gratuitamente un gioco su smartphone o tablet, attraverso le App di Google Play o Apple Store; ma quando il gioco diventa interessante ti accorgi che per proseguire ti servono componenti, accessori o attrezzi indispensabili che però sono a pagamento. Si chiamano acquisti in-app: sono effettuati all’interno del gioco stesso, ma con addebiti reali sulle carte di credito. Secondo Altroconsumo la pratica commerciale è aggressiva, vietata dal Codice del Consumo, soprattutto perché la maggior parte di questi giochi sono destinati ai bambini. L’Associazione ha segnalato Apple e Google all’Antitrust.

Il primo grande rischio è che sia il minore ad acquistare all’insaputa dei genitori questi componenti virtuali con soldi veri: sia Apple che Google, infatti, offrono (per comodità) la possibilità di acquistare o scaricare dagli store ciò che si vuole senza dover inserire nuovamente la password di sicurezza per un lasso di tempo determinato dopo il primo acquisto.

Il secondo rischio è l’effetto “assillo” che può insorgere nei bambini che, ingannati dall’apparente gratuità del gioco, insistono sui genitori affinché acquistino ulteriori funzioni del prodotto scaricato. “Una tecnica di manipolazione chiaramente illecita perché è compresa tra le pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive. Il Codice del Consumo fa rientrare in queste pratiche anche quella di “includere in un messaggio pubblicitario un’esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati”.

Inoltre va considerato che Apple incassa il 30% di tutti gli acquisti in-app (e detiene l’esclusiva gestione di tutti i giochi che girano sui dispositivi iOS) e che i giochi generano per Google circa l’80% delle entrate complessive del suo store.

Altroconsumo ha segnalato entrambe le aziende all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta. Anche la Commissione Europea ha convocato formalmente Apple e Google per discutere della tematica degli acquisti in-app e delle potenziali criticità per i diritti dei consumatori. E a gennaio scorso Apple ha raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense per un risarcimento di 32,5 milioni di dollari a favore delle famiglie che avevano subito un danno derivante da acquisti in-app effettuati da minori senza il consenso dei genitori.

Altroconsumo seguirà la vicenda e intanto fornisce qualche consiglio di sicurezza per evitare brutte sorprese e rendere il proprio smartphone o tablet un po’ più a prova di “bimbo”.

Per prima cosa controlla sempre i bambini quando giocano con le app: scegli i giochi giusti e assicurati che non abbiano la possibilità fare acquisti senza il tuo  consenso. In secondo luogo puoi variare i parametri in modo da eliminare o limitare la finestra di tempo entro la quale è possibile fare acquisti senza che il sistema richieda nuovamente la password:

  • Con Android. Per impostazione predefinita la finestra temporale è di mezz’ora a partire da un primo acquisto; andando nelle impostazioni è possibile regolare questo intervallo in modo che la password venga chiesta, appunto, ogni mezz’ora, oppure sempre, oppure mai. Impostala su “sempre”: in questo modo dovrai immettere la password per ogni acquisto, ma il tuo portafogli te ne sarà grato.
  • Con Apple. Per impostazione predefinita la finestra è di 15 minuti. Per modificarla, apri “impostazioni”, poi “generali” e quindi “restrizioni”. Clicca su “abilita restrizioni”. Ti verrà chiesto di inserire un codice a quattro cifre e di reinserirlo una seconda volta per conferma. Scorri quindi verso il basso, fino alla sezione “contenuto consentito” dove troverai la voce “richiedi password”; se ci clicchi sopra puoi scegliere tra “subito” e “15 minuti”. Ovviamente ti consigliamo di impostare “subito”. Sempre da “impostazioni – generali – restrizioni” è possibile anche disabilitare del tutto gli acquisti in-app.

 

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