Banda larga, secondo Bruxelles non è un servizio universale

La Commissione Europea ha fatto sapere che, almeno nel breve periodo, la banda larga non verrà inserita tra i servizi universali da fornire a tutti i cittadini. Allo stato attuale non ci sarebbe la necessità di cambiare il concetto di base, i principi e la portata delle norme europee sul servizio universale per includere i servizi di telefonia mobile e le connessioni a banda larga a livello Ue. Quindi non verranno fissati standard minimi di connessione a banda larga.

Date le fasi molto diverse di sviluppo delle reti di telecomunicazioni nei singoli Stati membri, infatti, i costi per l’industria e l’impatto sui prezzi al consumo che deriverebbero da una simile decisione sarebbero a carico degli Stati membri con i livelli di reddito e di copertura a banda larga più bassi. D’altro canto già oggi, i consumatori beneficiano di un accesso diffuso e a prezzi accessibili ai servizi di comunicazione mobile e, dunque, per la Commissione non c’è rischio di esclusione sociale.

Adiconsum critica questa scelta della Commissione Europea, che arriva a conclusione di una consultazione pubblica. “Da anni Adiconsum sostiene che la banda larga deve essere considerata servizio universale per garantire l’accesso ad internet a tutti i cittadini e alle imprese senza alcuna discriminazione – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum – Tutti sostengono a parole che la banda larga è uno strumento indispensabile per ogni cittadino ma il diritto al suo utilizzo non è sancito in alcun modo, come dimostra l’immenso digital-divide presente nel nostro paese”. “Adiconsum – aggiunge Giordano – sperava nella scelta europea di includere Internet nel servizio universale per far fare un salto di qualità all’Italia. Ora diventa indispensabile rivedere le norme che regolano il nostro servizio universale per garantire almeno nel diritto nazionale, come hanno fatto altri paesi europei, una velocità minima di banda larga. In Italia ora è garantita una velocità di 56Kbit/s, del tutto anacronistica, e soprattutto responsabile di esclusione sociale, disattendendo i principi che regolano il servizio universale”.

Adiconsum chiede all’Agcom, come già fatto nel tavolo permanente con le associazioni deiconsumatori, di rivedere con urgenza i parametri che regolano il servizio universale adeguando la velocità minima di banda larga al reale utilizzo di internet, garantendo almeno 2 Mbit/s e allargando la fornitura del servizio universale anche agli altri operatori oltre Telecom, oggi unico fornitore. Ciò permetterebbe il controllo da parte dell’Agcom del rispetto degli obiettivi di qualità, che impongono la manutenzione della rete in rame e quindi il miglioramento del servizio.

Sempre nell’ambito delle tlc, dalla Commissione Europea arriva, invece, un richiamo per l’Italia che, insieme ad altri 15 Stati membri, non ha ancora recepito pienamente nel diritto nazionale la normativa comunitaria in materia di telecomunicazioni. Il termine previsto era il 25 maggio 2011; a sei mesi di distanza la Commissione ha inviato ai Paesi un parere motivato chiedendo loro di attuare la normativa altrimenti verranno deferiti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per aver limitato i diritti dei consumatori. Le norme comunitarie, infatti, garantiscono ai consumatori europei nuovi diritti in materia di telefonia fissa, servizi mobili e accesso a internet. Ad esempio, il diritto di cambiare operatore telefonico in un giorno senza dover cambiare numero e il diritto di ottenere informazioni chiare sulle pratiche di gestione del traffico dati utilizzate dai fornitori di servizi internet. Le nuove norme garantiscono inoltre una migliore protezione della vita privata e dei dati personali online.

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