Cambridge Analytica e Facebook, l’allarme dei Garanti Privacy

Le rivelazioni sul caso Facebook-Cambridge Analytica potrebbero essere solo “la punta dell’iceberg” di una questione molto più ampia che riguarda la privacy dei dati. L’allarme viene dal Garante europeo per la protezione dei dati personali Giovanni Buttarelli. La preoccupazione per la profilazione a fini politico-elettorali e senza consenso degli utenti Facebook attraversa Autorità europee e italiane.

L’uso dei dati personali di 50 milioni di utenti Facebook da  parte della società Cambridge Analytica, fatto a fini elettorali negli Stati Uniti a partire dai dati di 270 mila persone che avevano acconsentito a usare un’app, ha acceso i riflettori sul legame fra dati personali, social media e uso di quei dati per profilazione e marketing politico-elettorale. Il Garante europeo per la Privacy Buttarelli ha detto di ritenere che le rivelazioni emerse siano sono la “punta dell’iceberg” di una questione molto più ampia che riguarda la privacy dei dati. “Questo è probabilmente il grande scandalo dell’anno e io faccio appello alle autorità nazionali di regolamentazione e ad altre come le organizzazioni dei consumatori per lavorare insieme e garantire di arrivare al fondo di questa questione”.

Sul tema si è espresso anche il presidente del Garante privacy italiano Antonello Soro, che in un’intervista al Mattino ha sottolineato i rischi per la democrazia e per la libertà di scelta che derivano dalla concentrazione del potere e dall’uso dei dati fatto dalle piattaforme online e da pochi big digitali. Con il potere informativo che converge verso un solo destinatario”, ha detto Soro, “si sta creando una nuova geografia dei poteri, che tende a cambiare la natura delle democrazie moderne”. Secondo il Garante della Privacy, l’affaire Facebook-Cambridge Analytica è parte di “un processo ineluttabile: attraverso la sempre maggiore conoscenza delle nostre propensioni, questi soggetti sono in grado di consigliarci sia il prodotto da comprare sia il partito da votare“.

Ha detto ancora Soro al Mattino: “Nel gioco democratico il voto dei cittadini traduce in una scelta elettorale lo stato di consapevolezza, che si ha in quel momento, del mondo in cui vive. E se questa scelta è figlia di una lettura quotidiana e completa della realtà, allora possiamo parlare di libertà. Se invece è figlia di un meccanismo di conoscenza passiva, parziale, settoriale, con una spinta a farci sapere solo quello che è più vicino alle nostre aspettative, allora il percorso elettorale è diverso da quello che dovrebbe esprimere una democrazia compiuta“.

Sul caso si è espressa anche l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha chiesto informazioni a Facebook sull’uso di data analytics da parte di terzi. L’Agcom, informa una nota, “ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni circa l’impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi. In particolare, dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook, è emerso che la società mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma – scrive l’Agcom – Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico. Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro, sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”. Facebook ha fatto sapere che risponderà  alle richieste di informazioni dell’Agcom. “Siamo fortemente impegnati nel proteggere le informazioni delle persone e accogliamo l’opportunità di rispondere alle domande poste dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni”,  ha detto all’Ansa Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer di Facebook.

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