Canone Rai su computer, caso (quasi) chiuso

Continua a far discutere il passo indietro della Rai sul canone speciale, oggetto di una sorta di “rivolta popolare” da parte di imprenditori, professionisti e semplici cittadini. Per le associazioni dei consumatori non è sufficiente, servono rimborsi e chiarimenti sulla normativa di riferimento, mentre per Rete Imprese Italia – fra le prime a denunciare la richiesta di pagamento del canone sui computer – la questione non è ancora perfettamente chiarita.  In effetti, la nota con cui la Rai precisa che la richiesta del pagamento del canone speciale non riguarda il “mero possesso” del personal computer non esclude che la richiesta di pagamento valga per chi usa i pc come televisori e al tempo stesso non abbia già pagato per il possesso di una o più tv.

Rete Imprese Italia esprime dunque “soddisfazione per la marcia indietro della Radiotelevisione italiana, che in una nota ha precisato di non aver intenzione di esigere dalle aziende il pagamento dell’abbonamento speciale per il mero possesso di apparecchi come computer e simili, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi televisivi. La nota di viale Mazzini, però, non chiarisce completamente la questione”, afferma la sigla, per la quale secondo quanto specificato dalla Rai “il pagamento del canone speciale è dovuto dalle imprese solo in caso di possesso di “computer utilizzati come televisori (digital signage)”. Rete Imprese Italia ha chiesto quindi l’intervento del Governo e del Parlamento “per chiarire al di là di ogni dubbio, e una volta per tutte, la normativa sul canone”.

Nel frattempo, le associazioni dei consumatori chiedono chiarezza e rimborsi per chi abbia già pagato il canone speciale. L’Aduc ad esempio mette online un modulo per la richiesta di rimborso e afferma che chi ha già pagato per il solo possesso del pc può chiedere un risarcimento del danno. Sostiene l’associazione: “Non è la prima volta che la Rai ha provato a ingannare i contribuenti, e probabilmente non sarà l’ultima viste le sue condizioni economico finanziarie. Già nel 2007 aveva tentato la stessa cosa con le famiglie, minacciandole con azioni di riscossione del canone per il possesso del pc. All’epoca eravamo riusciti a bloccarla attraverso interpelli e interrogazioni parlamentari, purtroppo senza l’appoggio e l’attenzione che i media e il Parlamento hanno voluto dedicare ad analoga richiesta fatta oggi alle partite Iva”.

Per il Movimento Consumatori, il dietrofront dell’azienda non è sufficiente: l’associazione considera comunque illegittimi gli inviti al pagamento dell’abbonamento speciale fatti dalla Rai per lettera, via spot televisivi e dal sito web. A spiegare perché è Monica Multari, dell’Ufficio legale del Movimento Consumatori:  “L’art. 27 del R.D.L. n. 246 del 1938 – spiega Multari – infatti limita l’obbligo di pagamento, per gli utenti diversi dai privati, ai casi di ‘audizioni date in locali pubblici o aperti al pubblico’. Ancora, l’art. 2 del DLgs. luogotenenziale n. 458 del 1944 stabilisce che ‘Qualora le radioaudizioni siano effettuate in esercizi pubblici o in locali aperti al pubblico o comunque al di fuori dell’ambito familiare, o gli apparecchi radioriceventi siano impiegati a scopo di lucro diretto o indiretto, l’utente dovrà stipulare uno speciale contratto di abbonamento con la società concessionaria’. Non rileva quindi il semplice possesso dell’apparecchio, ma l’effettiva trasmissione effettuata al pubblico”.

Per l’associazione le richieste di pagamento, per come sono state formulate, e senza specificare l’effettivo uso per la trasmissione al pubblico, rappresenta una pratica commerciale scorretta “in quanto inducono i destinatari del messaggio a credere di essere tenuti al pagamento del canone anche per il solo fatto di possedere un pc collegato ad Internet, qualora non abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori”.

L’associazione chiede chiarimenti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’Agenzia delle Entrate e dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nel frattempo, chiede che l’Antitrust eserciti i poteri che gli sono stati riconosciuti da decreto Cresci Italia con l’estensione della tutela contro le pratiche scorrette alle microimprese “inibendo, in via d’urgenza, la continuazione del comportamento illegittimo della RAI”.

2 Commenti a “Canone Rai su computer, caso (quasi) chiuso”

  1. nicola sgrò ha detto:

    Ma signori miei!!!! Non è sufficiente criptare i programi rai e far pagare chi effettivamente li usa (decodificare e relativo canone come per altre reti)? Perchè pagare rai se si dispone di apparecchio costruito in modo che alcune bande siano inibite, come nelle radio frequenze con uso esclusivo della forze dell’ordine? Non si vuole, non si vuole, non si vuole, ecc. ecc. ecc

  2. Alex ha detto:

    ATTENZIONE. L’UFFICIO, IL NEGOZIO, O QUALSIASI UTENTE CHE ABBIA RAPPORTI CON IL PUBBLICO, SE PAGA IL CANONE SPECIALE AVRA’ SUCCESSIVAMENTE LA RICHIESTA DI PAGAMENTO DEI DIRITTI D’AUTORE.
    Gli incaricati della SIAE già richiedono questi diritti anche agli uffici privati che diffondono musica di sottofondo.