TopNews. Copyright, Facebook condannata per violazione del diritto d’autore

La pagina sul cartoon Kilari fa condannare Facebook per diffamazione e violazione del copyright. Sul social network qualche tempo fa era stato aperto un profilo dedicato alla serie animata Kilari trasmessa da Italia 1: alcuni link portavano a contenuti illecitamente caricati su YouTube e a brani della sigla del cartoon, mentre sulla pagina social c’erano pesanti ingiurie e commenti denigratori contro l’interprete della sigla.

I giudici del Tribunale di Roma, con sentenza numero 3512/2019, hanno condannato Facebook sia per diffamazione sia per violazione del diritto di autore, escludendo solo la violazione dei diritti sul marchio Italia 1. Il caso riguarda cifre di modesta entità – alla fine Facebook Inc e Facebook Ireland limited sono state condannate in solido a due risarcimenti di circa 15 mila euro ciascuno – ma in qualche modo rappresenta una sorta di anticipazione delle nuove norme sul copyright che l’Europa sta discutendo. E infatti soddisfatta è Mediaset, che parla di “svolta nella giurisprudenza a tutela del copyright”.

Ma qual è il caso sul quale si è espresso il Tribunale di Roma? Reti Televisive Italiane, società del gruppo Mediaset, ha citato in giudizio Facebook Inc e Facebook Ireland limited quale concessionaria di Italia Uno e 1 e titolare dei diritti di sfruttamento economico in esclusiva per l’Italia di una serie di cartoni animati giapponesi dal titolo “Kilari” e della sigla di apertura del cartoon.

A febbraio 2010 su Facebook è stato creato un profilo telematico nel quale erano presenti video e commenti che dileggiavano l’autrice della sigla, insieme a link non autorizzati che portavano alla visione di sequenze di immagini tratte dalla serie animata. La rimozione della pagina, nonostante le richieste inoltrate, era avvenuta solo nel 2012.

Nelle causa civile di primo grado, RTI e l’interprete della sigla del cartoon hanno chiesto di accertare la violazione del diritto all’onore e alla reputazione e dei diritti esclusivi di utilizzazione economica sui contenuti della serie animata. E di condannare la società al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Facebook da parte sua ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano e ha escluso la propria responsabilità quali hosting provider passivo; ha negato la natura illecita delle contestazioni e ha invocato il diritto di critica e di satira, sostenendo che il linking a contenuti liberamente accessibili, anche senza il consenso del titolare, non rappresentasse di per sé una violazione dei diritti.

Il Tribunale ha riconosciuto prima di tutto la giurisdizione del giudice italiano e ha accolto le richieste, escludendo solo la violazione dei diritti sul marchio Italia 1.

Per il Tribunale di Roma va riconosciuta a RTI, in relazione al programma, “il diritto esclusivo di autorizzare sia la riproduzione  integrale o in frammenti, secondo le modalità stabilite, che la loro messa a disposizione del pubblico in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento individualmente scelto, sicché la riproduzione effettuata da terzi senza la preventiva autorizzazione del titolare lede direttamente i suoi diritti esclusivi”.

Sul profilo Facebook erano pubblicati inoltre commenti molto offensivi e denigratori sia verso la cantante della sigla sia verso Mediaset. “Va affermato – ha scritto il Tribunale – l’inequivocabile carattere offensivo ed ingiurioso” delle espressioni usate “sicuramente non scriminate dal diritto di critica e di satira” invocati da Facebook.

“Illecita” per il Tribunale è anche la presenza di link che conducevano a sequenze di immagini tratte dalla sigla della serie animata. I link portavano a materiale caricato attraverso YouTube e non autorizzato da RTI. In assenza dell’autorizzazione di RTI, scrive il Tribunale, la messa a disposizione del pubblico attraverso link a portali terzi della sigla televisiva di Kilari “deve ritenersi indubbiamente illecita”.

Per quanto riguarda invece l’argomentazione legata all’assenza di responsabilità di Facebook in quanto provider, il Tribunale ha invece detto che questa responsabilità sorge nel momento in cui il provider viene a conoscenza della violazione commessa e dell’illiceità del contenuto immesso sul portale telematico, richiamando le direttive europee e le pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea. Si legge nella sentenza del Tribunale: “Il principio di responsabilità del provider collegato all’effettiva conoscenza – ancorchè acquisita ex post – della natura illecita dei contenuti caricati sui propri server costituisce il giusto punto di equilibrio tra i vari diritti protetti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: da una parte, quella di cui godono i titolari di diritti d’autore, dall’altra, la libertà d’impresa dei fornitori di accesso a internet e il diritto degli utenti di ricevere o comunicare informazioni”.

I risarcimenti che Facebook dovrà pagare ammontano a 15 mila euro di danno non patrimoniale riconosciuto all’interprete della sigla del cartoon per lesione dell’onore e della reputazione, mentre il danno patrimoniale riconosciuto a RTI è stato valutato in circa 8 mila euro, più 7500 euro di danni non patrimoniali legati alle offese dirette anche verso l’azienda, per un totale di circa 15.595 euro.

La sentenza è stata accolta con favore da Mediaset che parla di “un passo avanti nella protezione dei contenuti prodotti dagli editori”. Dice Mediaset: “Per la prima volta in Italia, Facebook è stata condannata dal Tribunale di Roma per violazione del diritto d’autore e per diffamazione, illeciti commessi ospitando link non autorizzati sulle pagine della propria piattaforma. Questa svolta nella giurisprudenza italiana a tutela del copyright nasce da una causa avviata da Mediaset, un contenzioso dal valore economico modesto ma cruciale nei principi che intendeva tutelare e dai risvolti delicati per il precedente che crea”.

La decisione, prosegue l’azienda, “è la prima a riconoscere in Italia la responsabilità di un social network per una violazione avvenuta anche solo attraverso il cosiddetto “linking”, ovvero la pubblicazione di link a pagine esterne alla propria piattaforma, recependo in questo modo anche da noi l’ormai consolidata giurisprudenza europea in materia di violazioni del copyright. A tal proposito, Mediaset auspica che la Direttiva europea sul diritto d’autore nel digitale – oggetto nei giorni scorsi dell’accordo del trilogo – venga approvata per dare un quadro definitivo alla difesa dei contenuti, frutto dell’ingegno e della creatività degli editori”.

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 21/02/2019 ore 17.18

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