Deindicizzazione dati sensibili, CGUE: motore di ricerca deve accogliere le richieste

Il gestore di un motore di ricerca deve accogliere sistematicamente una domanda di deindicizzazione di dati di natura delicata. È il suggerimento che l’avvocato generale propone alla Corte di Giustizia europea. Il gestore del motore di ricerca deve tuttavia vegliare alla protezione del diritto di accesso all’informazione e del diritto alla libertà di espressione. La questione riguarda una controversia che vede opposti alcuni soggetti alla Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL).

In quattro decisioni, quest’ultima ha rifiutato di diffidare la società Google Inc. a procedere a deindicizzazioni di diversi link, contenuti nell’elenco dei risultati che appaiono come esito di ricerca effettuata a partire dal nome e cognome dei soggetti interessati, verso pagine Internet pubblicate da terzi.

Le pagine Internet in questione contengono, in particolare, un fotomontaggio satirico riguardante un’esponente politica messo in linea sotto pseudonimo, un articolo in cui si menziona che uno degli interessati ha la qualità di responsabile delle pubbliche relazioni della Chiesa di Scientology, l’apertura di un procedimento penale nei confronti di un uomo politico e la condanna di un altro interessato per fatti di aggressione sessuale nei confronti di un minore.

Il Consiglio di Stato francese, adito dagli interessati a seguito di ricorsi rivolti contro il rifiuto della CNIL di diffidare Google a procedere alle deindicizzazioni richieste, ha chiesto il parere dell’avvocato generale della CGUE su alcune questioni.

Con la prima, il Conseil d’État chiede se, tenuto conto delle responsabilità, delle competenze e delle possibilità specifiche del gestore di un motore di ricerca, sia applicabile anche a tale gestore il divieto imposto agli altri responsabili del trattamento di trattare i dati rientranti in determinate categorie specifiche (quali opinioni politiche, convinzioni religiose o filosofiche, vita sessuale).

Nelle sue conclusioni in data odierna, l’avvocato generale esordisce che occorre tener conto delle responsabilità, competenze e possibilità di un motore di ricerca. Egli sottolinea infatti che i divieti e le restrizioni previsti dalla direttiva 95/46 non possono essere applicati nei confronti di un gestore di un motore di ricerca come fosse esso stesso ad aver fatto figurare i dati di natura delicata nelle pagine Internet indicizzate. L’attività di un motore di ricerca, infatti, avviene solo dopo che i dati (di natura delicata) sono stati messi in linea, tali divieti e restrizioni possono quindi essere applicati a un motore di ricerca solo riguardo a tale indicizzazione e, quindi mediante una verifica a posteriori, quando la persona interessata presenta una richiesta di deindicizzazione.

La seconda questione sottoposta alla Corte dal Conseil d’État riguarda l’esistenza di un obbligo di deindicizzazione sistematica a carico del gestore di un motore di ricerca. L’avvocato generale ricorda che la direttiva 95/46 prevede il divieto di trattamento di dati di natura delicata. Di conseguenza, egli osserva che il divieto di trattare dati di natura delicata imposto al gestore di un motore di ricerca obbliga quest’ultimo ad accogliere sistematicamente le domande di deindicizzazione riguardanti link verso pagine Internet nelle quali compaiono dati di questo tipo, fatte salve le eccezioni previste dalla direttiva 95/46.

L’avvocato generale propone alla Corte di dichiarare che il gestore di un motore di ricerca, in presenza di una richiesta di deindicizzazione riguardante dati di natura delicata, è tenuto a procedere ad un bilanciamento tra, da un lato, il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati e, d’altro lato, il diritto del pubblico ad avere accesso all’informazione di cui trattasi nonché il diritto alla libertà di espressione di colui dal quale promana l’informazione.

L’avvocato generale esamina infine la questione di una richiesta di deindicizzazione vertente su dati personali divenuti incompleti, inesatti o obsoleti, quali, ad esempio, articoli giornalistici riguardanti una fase di un procedimento giudiziario precedente la sua conclusione e propone alla Corte di statuire che, in tali condizioni, è necessario che il gestore di un motore di ricerca effettui, caso per caso, una ponderazione, tra da un lato, il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati ai sensi degli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e, d’altro lato, il diritto del pubblico ad avere accesso alle informazioni di cui trattasi, tenendo nel contempo conto del fatto che tale informazione rientra nell’ambito del giornalismo o costituisce un’espressione artistica o letteraria.

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