Direttiva europea su servizi audiovisivi, Commissione pubblica relazione sull’applicazione

La Commissione europea ha pubblicato oggi la relazione sull’applicazione della direttiva servizi di media audiovisivi (AVMSD) che consente la libera circolazione dei contenuti audiovisivi e risponde ad alcuni obiettivi importanti, come il divieto di incitamento all’odio, la protezione dei minori dai contenuti dannosi e la promozione di opere audiovisive europee.

I principali temi affrontati nella relazione sono le pratiche pubblicitarie e l’esigenza di ulteriori orientamenti in tema di TV connessa a internet. Nella seconda metà del 2012 la Commissione organizzerà una consultazione pubblica sulla TV connessa e, nel 2013, aggiornerà gli orientamenti stabiliti in materia di pubblicità televisiva. “La relazione evidenzia l’efficacia della direttiva, ma i cambiamenti determinati da internet, come la TV connessa, non ci consentono di riposare sugli allori” ha commentato la vicepresidente Neelie Kroes.

Sono 25 gli Stati membri che hanno notificato il completo recepimento della direttiva nella rispettiva legislazione nazionale. Polonia e Belgio devono ancora adeguare la loro legislazione.

Agli spot televisivi, pubblicitari e di televendita, si applica un tetto di 12 minuti per ora e la Commissione ha verificato le pratiche pubblicitarie in 8 Stati membri. In alcuni Paesi il tetto di 12 minuti per spot pubblicitari è regolarmente superato e la Commissione ha inviato lettere amministrative e la discussione è ancora in corso.

Negli Stati membri interessati dalla verifica, la pubblicità di bevande alcoliche rappresenta dallo 0,8% al 3% dell’attività pubblicitaria complessiva nei servizi di media audiovisivi, in base al numero totale di spot trasmessi nel corso del periodo monitorato. Non sono state accertate palesi violazioni. Per l’attuazione delle prescrizioni della AVMSD in materia di pubblicità sugli alcolici, 22 Stati membri hanno stabilito norme in una certa misura più severe riguardo alla pubblicità delle bevande alcoliche a livello di canali, prodotti pubblicizzati o fasce orarie.

Veniamo ai minori: la direttiva stabilisce che le comunicazioni commerciali audiovisive non devono arrecare un pregiudizio morale o fisico ai minori, cioè non devono esortare direttamente i minorenni ad acquistare o prendere in locazione un prodotto o un servizio sfruttando la loro inesperienza o credulità; incoraggiarli direttamente a persuadere i loro genitori o altri ad acquistare i beni o i servizi pubblicizzati; sfruttare la particolare fiducia che i minori ripongono nei genitori, negli insegnanti o in altre persone; o mostrare senza motivo minori che si trovano in situazioni pericolose.

Dall’analisi di contenuto dei 100 spot pubblicitari più frequentemente trasmessi è emerso che le disposizioni della direttiva in materia di tutela dei minori nella pubblicità sono state raramente violate. Tuttavia tecniche pubblicitarie orientate ai minori risultano frequentemente utilizzate nella pubblicità televisiva. Sono 5 gli Stati membri che vietano la pubblicità nei programmi per bambini; 4 Stati membri applicano un divieto parziale o altre restrizioni in materia di pubblicità nei programmi per bambini, durante determinate fasce orarie o per prodotti specifici, e altri 7 Stati membri vietano che sia mostrato il logo dello sponsor nei programmi per bambini.

La relazione ha inoltre analizzato la discriminazione basata sul sesso e gli stereotipi di genere nei 100 spot pubblicitari più frequentemente trasmessi in 8 Stati membri. Rappresentazioni stereotipate dei ruoli di genere sono state rilevate in una percentuale variabile dal 21% al 36% degli spot analizzati. Tuttavia in alcuni Stati membri un certo numero di posizioni, professioni o prodotti sono più sistematicamente associati a un determinato sesso rispetto ad altri Stati membri. La relazione ha svelato che nessuno dei paesi passati in rassegna è immune da rappresentazioni stereotipate.

Infine, la TV connessa o ibrida: l’aggiunta della connettività internet agli apparecchi televisivi tradizionali mette l’utente in grado di scegliere titoli da una biblioteca di programmi e altri servizi a richiesta nonché contenuti di internet. I servizi di televisione connessa esistono attualmente in Germania e in Italia e stanno per essere introdotti in Francia e nel Regno Unito. Sebbene gran parte dei televisori attualmente venduti sia collegabile, soltanto una percentuale che va dal 20% al 30% è effettivamente online.

Attualmente in Europa vi sono 47 milioni di dispositivi domestici collegati attivi, come apparecchi di televisione connessa, console di gioco, decoder autonomi (standalone TV set-top box), lettori di compact disc Blu-ray e decoder per televisioni a pagamento. Con un numero sempre maggiore di cittadini che ha accesso a internet veloce e con l’aumento dei dispositivi connessi e dei contenuti disponibili, si può prevedere che la TV connessa avrà una crescita alquanto rapida nei prossimi anni.

 

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