TopNews. Disinformazione online, Europa propone “codice di buone pratiche”

Un codice di buone pratiche sulla disinformazione online. Una rete di “fact-checkers” indipendente. Misure a sostegno del giornalismo di qualità. La promozione dell’alfabetizzazione mediatica fra i cittadini europei. Sono le proposte che la Commissione europea ha messo nero su bianco per contrastare la disinformazione online, identificata come pericolo per la democrazia specialmente laddove le notizie false finiscano per influenzare le elezioni e le decisioni politiche. Un tema che si è posto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni a partire dal dibattito sulle “fake news” per finire all’ultimo caso che coinvolge la rete, quello di Facebook e Cambridge Analytica.

Le rivelazioni sul Datagate che ha investito il social network di Mr Zuckerberg “hanno dimostrato con estrema chiarezza – dice Bruxelles – come i dati personali possano essere sfruttati in contesti elettorali e giungono al momento opportuno per ricordarci che occorre intervenire con maggiore decisione per garantire processi democratici solidi. Oggi la Commissione europea sta compiendo passi avanti nella lotta contro la disinformazione per garantire la protezione dei valori e della sicurezza europei”.

Sostiene Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione responsabile per il Mercato unico digitale: “La disinformazione come strumento di influenza politica non è una novità. Le nuove tecnologie, in particolare quelle digitali, ne hanno ampliato la risonanza attraverso la rete per minare la nostra democrazia e la nostra società. Poiché la fiducia online è facile da distruggere e difficile da ricostruire, l’industria deve collaborare con noi in questo ambito. Le piattaforme online hanno un ruolo importante nel contrastare le campagne di disinformazione organizzate da persone e paesi che intendono indebolire la nostra democrazia.”

Quali sono i passi della Commissione europea? Sulla base del rapporto pubblicato nel marzo 2018 dal gruppo ad alto livello sulle notizie false e la disinformazione online, la Commissione definisce la disinformazione quale “informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico”. E usa come quadro di riferimento un’indagine Eurobarometro nella quale l’83% degli intervistati ha dichiarato che le notizie false costituiscono un pericolo per la democrazia. Chi ha risposto ha espresso preoccupazione soprattutto per la disinformazione intenzionale tesa a influenzare le elezioni e le politiche di immigrazione. L’indagine ha anche evidenziato l’importanza di disporre di mezzi di comunicazione di qualità: le persone intervistate ritengono che le fonti di informazione più affidabili siano i mezzi di comunicazione tradizionali (radio 70%, TV 66%, stampa 63%), mentre ci si fida di meno delle fonti di notizie online e dei siti web che pubblicano video, con tassi di fiducia rispettivamente del 26% e del 27%.

Il problema è di certo complesso, anche perché i lettori e navigatori online spesso arrivano alle notizie direttamente dalle piattaforme, guidati dagli algoritmi. Bruxelles cita uno studio sulle notizie false e la disinformazione in cui si rileva che i due terzi dei fruitori di notizie online preferiscono l’accesso mediante piattaforme guidate da algoritmi, come motori di ricerca e aggregatori di notizie, e siti web di social media.

Sostiene Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali: “Invitiamo tutti i soggetti coinvolti, in particolare le piattaforme e le reti sociali che hanno una chiara responsabilità, ad agire sulla base di un piano d’azione per un approccio europeo comune, che consenta ai cittadini di reagire e di essere protetti in modo efficace dalla disinformazione. Seguiremo da vicino i progressi compiuti ed eventualmente proporremo ulteriori azioni entro dicembre, comprendenti misure di natura legislativa qualora i risultati dovessero rivelarsi insoddisfacenti.”

Quali dunque le misure proposte dalla Commissione contro la disinformazione online? Una delle proposte principali è la realizzazione di “un codice di buone pratiche sul tema della disinformazione”. Entro luglio, come primo passo, le piattaforme online dovrebbero mettere a punto e applicare un codice comune di buone pratiche che garantisca trasparenza sui contenuti sponsorizzati, specialmente per i messaggi politici, faccia chiarezza sul funzionamento degli algoritmi, agevoli l’accesso a fonti di informazione diverse, applichi misure per identificare e chiudere gli account falsi e per affrontare il problema dei bot automatici e faccia in modo che i fact-checkers, i ricercatori e le autorità possano monitorare la disinformazione online.

Bruxelles propone poi “una rete europea indipendente di verificatori di fatti” che stabilirà “metodi di lavoro comuni, scambierà le migliori pratiche e opererà per conseguire la più ampia copertura possibile di correzioni fattuali in tutta l’UE”. I verificatori saranno scelti tra i membri dell’UE facenti parte della rete internazionale dei verificatori di fatti (International Fact Checking Network), che segue un rigido codice etico. Altra proposta, che chiama in causa gli utenti, è la promozione dell’alfabetizzazione mediatica. “Una maggiore alfabetizzazione mediatica aiuterà gli europei a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online – dice Bruxelles – A questo fine la Commissione inviterà verificatori di fatti e organizzazioni della società civile a fornire materiale didattico a scuole e insegnanti e ad organizzare una settimana europea dell’alfabetizzazione mediatica”.

La Commissione propone inoltre sostegno agli Stati nel garantire processi elettorali solidi contro le minacce informatiche, compresi gli attacchi e la disinformazione online, e sostegno all’informazione diversificata e di qualità. Bruxelles invita dunque gli Stati ad “aumentare il loro sostegno al giornalismo di qualità, per un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile”.

Notizia pubblicata il 26/04/2018 ore 16.09

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