Equo compenso su copia privata, Altroconsumo: Governo revochi decreto

C’è ancora spazio per una soluzione politica: il Governo revochi il decreto sull’equo compenso su copia privata, che come denunciato dall’inizio, dai consumatori e non solo, si ripercuote tutto sulle tasche dei cittadini, e avvii una verifica sui bilanci della Siae per capire quanto trattenga per sé e quanto redistribuisca agli autori. È la richiesta che arriva da Altroconsumo davanti alla battaglia sul rincaro delle tariffe per l’equo compenso, meglio note come “tassa sul telefonino”, dopo la decisione di Apple che nei giorni scorsi ha aumentato i prezzi.

L’associazione, si legge in una nota, “lancia una scialuppa di salvataggio al Governo Renzi” per “evitare l’ennesima brutta figura dell’Esecutivo davanti all’opinione pubblica sul dossier equo compenso per copia privata, mal gestito dal ministro Franceschini, catturato dalla SIAE per i suoi interessi di parte”. Come avevano denunciato le associazioni dei consumatori, Confindustria digitale e gli esperti che stanno seguendo il “dossier”, non è affatto vero che i costi non saranno sostenuti dai consumatori: Apple infatti ha ritoccato in alto i prezzi di iPhone, iPad e MacBook esattamente della cifra corrispondente all’adeguamento della tariffa sull’equo compenso, e su questa decisione – nonostante le proteste anche via twitter del Ministro – in realtà c’è poco da obiettare. Sostiene Altroconsumo: “Sono passate solo poche settimane da quando il ministro, firmando il decreto di aggiornamento delle tariffe di “equo compenso” per copia privata – fortemente voluto e scritto dalla SIAE che ne è la maggiore beneficiaria – ha asserito, con la consapevolezza di mentire, che non avrebbe provocato aumenti per i consumatori. I fatti però lo smentiscono: Apple ha subito aggiornato i propri listini aumentandoli esattamente dell’importo dell’equo compenso più IVA. D’altra parte non si comprende il motivo per il quale la società di Cupertino si sarebbe dovuta sobbarcare questa tassa”.

Altroconsumo sollecita dunque il Ministro Franceschini e soprattutto il premier Matteo Renzi ad adottare una “soluzione politica” nei seguenti tre passi: “revoca del decreto che ha aumentato a dismisura un sovrapprezzo iniquo e obsoleto sui dispositivi tecnologici; avvio di una verifica approfondita e puntuale sui bilanci SIAE per capire quanto trattenga per sé e quanto effettivamente redistribuisca agli autori; introduzione di una rappresentanza consumerista nel Comitato Permanente sul diritto d’autore”.

In ogni caso l’associazione, insieme al Movimento Difesa del Cittadino, ha già predisposto un ricorso al Tar Lazio per chiedere l’annullamento del decreto. Anche perché, come è stato sottolineato anche in un recente incontro alla Camera dei Deputati, l’adeguamento al rialzo delle tariffe non tiene in considerazione i risultati di uno studio commissionato dal precedente Ministro nel quale era emerso come le copie private fatte dai cittadini siano in netta diminuzione nel nuovo scenario tecnologico digitale – i consumatori che davvero fanno copia privata di qualche opera usando, ad esempio, gli smartphone e i nuovi dispositivi tecnologici, sono in realtà molto pochi: appena il 13% di chi usa questi dispositivi – e conseguentemente le tariffe, al limite, andrebbero riviste al ribasso. Altroconsumo “chiama ora il Governo Renzi ad una scelta di campo: se stare dalla parte del carrozzone obsoleto e non trasparente di SIAE oppure dalla parte dei consumatori e del loro diritto a fruire dei benefici dell’evoluzione tecnologica. E’ giunta infatti ormai l’ora di innovare e rendere più efficiente anche la sacrosanta tutela dei diritti degli autori”.

3 Commenti a “Equo compenso su copia privata, Altroconsumo: Governo revochi decreto”

  1. Raimondo ha detto:

    E’ davvero il colmo!! Si vuole fare passare l aumento di 3 euro imposto da Apple come conseguenza del decreto sull equo compenso… La reputo pura disinformazione .
    Invito tutti a documentarsi sui prezzi imposti da Apple in tutti gli altri paesi, in modo che ognuno possa vedere coi propri occhi che, tranne la Svizzera, l Italia ha i prezzi più alti.
    Invito poi a cercare su google ad esempio il margine di guadagno che apple ricava su ogni apparecchio. Basta da solo questo per capire che la mossa di aumentare i prezzi e’ strumentale. Un paese serio imporrebbe piuttosto alle multinazionali che vendono in Italia di versare quantomeno l IVA qui, anziché trasferire risorse in paesi a fiscalità agevolata.
    Solo questo ci risparmierebbe qualche finanziaria

  2. Romano ha detto:

    Il decreto del Ministro, che notoriamente non posside l’intelligenza di un’aquila, designa in un certo senso in questo signore, di provenienza democristiana, ma con una radice para-comunista. Infatti si spiega solo cosi, oppure per obbedire agli “ordini superiori” un provvedimento antilerista tipico dei regimi comunisti, dove pensavano che fosse lo Stato a fissare i prezzi e non il mercato.
    La SIAE è la stessa che negli anni 70 remunerava i suoi dipendenti con mega stipendi e con ben 16 mensilità! Bene ha fatto Altroconsumo, quindi, a chiedere di conoscere quanto viene liquidato agli artisti delle somme percepite, dopo averle depurate dei costi amministrativi.

  3. NINO ha detto:

    Non sanno più cosa inventarsi per DERUBARE I CITTADINI
    come se TUTTI I cittadini vanno a scaricarsi gratuitamente i films le canzoni i romanzi ecc.Prima di anticipare dei costi devono provvedere a PUNIRE chi pubblica il materiale da scaricare la SIAE è nota per queste iniziative che servono maggiormente ai loro LAUTI STIPENDI rispetto a QUANTO DANNO AGLI AUTORI.