Equo compenso sul tavolo di Franceschini: Altroconsumo vs Siae

Sul tavolo del Ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini arriva il caso dell’equo compenso, la tassa che si applica ai dispositivi elettronici che funzionano anche da archivi digitali, come smartphone, tablet, computer fissi e mobili, chiavette Usb, hard-disk esterni, Tv con funzione di registratore e decoder. Il precedente Ministro Massimo Bray aveva deciso che prima di emanare il decreto sull’adeguamento delle tariffe avrebbe svolto un’indagine sulle abitudini dei consumatori. Ora affilano le armi la Siae, che ha lanciato un appello in difesa della tassa, e Altroconsumo, che chiede invece al Ministro di non fare marcia indietro.

La tassa ha l’obiettivo di risarcire Siae, autori ed editori dei mancati introiti derivanti da copie privati di canzoni e film coperti da diritti d’autore e conservati su hard disk o chiavette elettroniche: una tassa, aggiunge Altroconsumo, che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori ma che di fatto va soprattutto agli artisti più importanti. A questo va inoltre aggiunto che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti, per cui si troverebbe a pagare due volte. Ma a quanto ammonterebbe l’adeguamento dell’equo compenso? Sempre secondo Altroconsumo, il decreto che era stato preannunciato non farebbe altro che innalzare le quote già imposte dal precedente decreto Bondi, portando i precedenti 80 milioni di prelievo annuo a oltre 200 milioni: così il balzello su un tablet passerebbe dagli attuali 1,90 a 5,20 euro, quello su un computer da 1,90 a 6 euro e addirittura quello sugli smartphone passerebbe dagli attuali 90 centesimi a ben 5,20 euro.

A gennaio Bray aveva sospeso il balzello. Ora, mentre Altroconsumo procede con la sua petizione – che ha raggiunto l’adesione di oltre 14 mila persone – al Ministro Franceschini si è rivolta di nuovo la Siae con un “appello” firmato da diversi nomi noti della cultura e della musica. “Il mondo della musica, quello del cinema e della televisione, autori e operatori di settore scendono in campo uniti per difendere il diritto di equo compenso per la copia privata, una delle misure necessarie e fondamentali che compensano autori e editori delle opere creative disponibili sui nuovi supporti tecnologici”, si legge nell’appello della Siae, sottoscritto da circa 500 “nomi illustri”. “I prodotti delle sempre più ricche multinazionali delle tecnologie vivono anche e soprattutto grazie ai contenuti creativi degli autori e degli artisti. Purtroppo – si legge nella petizione – il decreto del ministero dei Beni culturali che fissa le tariffe dell’equo compenso, in vigore dal 2009, è scaduto nel 2012 e non è stato più adeguato ai cambiamenti tecnologici sopraggiunti nonostante la previsione di legge. Un ritardo insopportabile che rischia di emarginare ancora di più la produzione culturale italiana dal resto dell’Europa, e di togliere futuro e opportunità alle nuove generazioni di autori e artisti”. I firmatari chiedono che “il nuovo ministro dei Beni culturali approvi con la massima urgenza l’adeguamento dell’equo compenso per copia privata e che le nuove tariffe siano in linea con quei paesi europei, come Francia e Germania, che hanno attuato in questi anni politiche serie di sostegno e tutela della cultura nel pieno rispetto dello sviluppo tecnologico”. Fra i firmatari (solo per citarne alcuni) ci sono Renzo Arbore, Pupi Avati, Franco Battiato, Pippo Baudo, Francesco De Gregori, Sabrina Ferilli, Tiziano Ferro, Elio Germano, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Ennio Morricone, Laura Pausini, Piero Pelù, Nicola Piovani, Eros Ramazzotti, Antonello Venditti, Carlo Verdone, Renato Zero.

Non ci sta però Altroconsumo.“La Siae torna alla carica con il nuovo ministro Franceschini, al quale chiediamo di non tornare indietro e concertare ogni decisione futura sull’argomento anche con le associazioni che difendono i consumatori – afferma l’associazione – Chiediamo che, prima di emanare il decreto di adeguamento delle tariffe, prosegua con l’idea del suo predecessore di sviluppare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche siano cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come pretenderebbe la Siae”. L’associazione sottolinea inoltre che l’equo compenso non è una misura condivisa in tutta Europa: in alcuni paesi, infatti, non esiste.

Un commento a “Equo compenso sul tavolo di Franceschini: Altroconsumo vs Siae”

  1. sergio ha detto:

    Credo sia cosa giusta: di certo non è per colpa della questione copia privata se abbiamo i prezzi più alti in Europa!