Generazione Hashtag, adolescenti tra cyberbullismo, social e scuola

Non più “X”, non più “Y” e neppure “Z”: la nuova definizione che sociologi e psicologi stanno attribuendo ai nativi digitali è “Generazione Hashtag”. Il cancelletto che precede le parole in post e messaggi si è ormai diffuso a macchie d’olio sui social e i più giovani ne hanno fatto, più o meno consapevolmente, il contenitore di un universo di emozioni e storie che passano sempre meno dal linguaggio verbale e gestuale del tradizionale “Face to face”. Bullismo e cyberbullismo sono di certo l’espressione più violenta di questa forma di comunicazione ma “il solo fatto che se ne parli sempre più spesso e non solo quando ci sono storie finite male fa sperare che si tratti di fenomeni con le ore contate”, dice Daniele Grassucci, direttore responsabile di Skuola.net intervenuto ieri pomeriggio al convegno “Generazione Hashtag” organizzato dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza.

Cyberbullismo, sextortion, sexting, revenge porn hanno già mietuto moltissime vittime, nel mondo e in Italia, basti pensare che il 50% di esse ha tentato almeno una volta il suicidio. Dati Agcom alla mano, Antonio Martusciello, commissario presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha sottolineato che: “I ragazzi a volte non danno il giusto peso agli episodi di cyberbullismo, perché è collegato spesso ai compagni di scuola, viene derubricato alla semplice dinamica dei rapporti tra conoscenti“. Secondo Martusciello, “per le dimensioni del fenomeno in atto, il termine bullismo rischia di essere addirittura riduttivo di fronte alla gravità degli eventi di cronaca recentemente accaduti: allo stato attuale il termine cyberviolenza ritengo sia maggiormente esplicativo”.

Certo la prepotenza e gli episodi di violenza tra ragazzi non sono di sé un fenomeno nuovo. Ciò che è cambiato in questi anni è senz’altro la dimensione entro cui essi si realizzano che aggiunge al fenomeno l’aspetto del tutto nuovo della pervasività e della durata nel tempo. Il solo fatto che Facebook, la piattaforma social più famosa al mondo abbia ormai raggiunto 1 miliardo e 800mila utenti, è sufficiente a comprendere quanto potenti siano questi strumenti. “In Italia contiamo 28 milioni di persone si connettono almeno una volta a settimana a Facebook. Questa per noi è una grande occasione ma anche una grande responsabilità, perchè dobbiamo assicurare che la nostra piattaforma venga utilizzata in piena sicurezza”, dichiara Laura Bononcini, responsabile relazioni istituzionali Facebook Italia.

Mentre a livello politico “Il progetto di legge è in corso di esame al Senato, dopo le modifiche avvenute alla Camera“, ha ricordato la senatrice Elena Ferrara, prima firmataria della legge contro il cyberbullismo, il Ministero dell’Istruzione porta avanti, ormai da tre anni, un progetto di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche del bullismo e del cyberbullismo che coinvolge bambini e ragazzi ma anche insegnanti e genitori: Safer Internet Center- Generazioni Connesse.

È fondamentale dare ai docenti gli strumenti per percepire i segnali del disagio e prevenire l’insorgere del problema”, dice Marzia Calvano, docente comandato del MIUR presso la direzione generale per lo studente. La generazione hashtag è nata e cresciuta con pc e smartphone a disposizione ma nessuno le ha insegnato come gestire la propria privacy. “Ecco perché occorre fare in modo che bambini e ragazzi siano protetti dai rischi da contatto e da contenuto”, continua Calvano. La sovraesposizione dei dati personali, la possibilità di fare incontri pericolosi o di visualizzare contenuti poco adatti all’età sono rischi altamente frequenti sul web. “Generazioni connesse, per la prima volta in Italia, ha costituito un Advisory Board che mette insieme pubblico e privato per fare della rete un ambiente più sicuro”, conclude Calvano.

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