Antitrust apre procedimento pubblicità ingannevole contro Crif, su denuncia di Aduc

L’Antitrust ha aperto un procedimento per pubblicità ingannevole nei confronti di Crif, la nota società che gestisce una delle più importanti banche dati italiane dei cattivi pagatori. A denunciare la cosa è stata l’Aduc a giugno del 2011. 

Dal sito www.crif.it il consumatore può interrogare la banca dati, compilando un modulo, per sapere se risulta segnalato fra i cattivi pagatori. Il servizio è gratuito, ma solo se si trova “qualcosa”. Se, invece, non risulta alcuna iscrizione, il consumatore deve pagare 10 euro. Ma l’informazione sul pagamento del servizio era ben nascosta nei meandri del sito, quindi non immediatamente disponibile.

Oggi il sito è cambiato e riporta correttamente, con evidenza, le informazioni sui costi del servizio. Ma quelli che fin’ora hanno interrogato il Crif e pagato per un servizio che ritenevano gratuito? L’istruttoria dell’Antitrust vuol far luce su questo.

L’Autorità ha ordinato a Crif Spa di fornire, entro 15 giorni, le seguenti informazioni: quando è stato attivato il servizio di interrogazione, fornendo le pagine web relative al servizio, incluse tutte le modifiche effettuate al sito dall’avvio del servizio ad oggi; copia delle comunicazioni che sono state inviate ai consumatori per richiedere il pagamento; copia delle comunicazioni di sollecito di pagamento; azioni legali intraprese per recuperare le somme non pagate dai consumatori; quanti consumatori hanno usato il servizio, a quanti è stato richiesto il pagamento, quanti hanno pagato e quanti sono stati sollecitati al pagamento.

Poiché Aduc potrà presentare entro 15 giorni una memoria integrativa, si invitano i consumatori che hanno ricevuto una richiesta di pagamento, a segnalare il caso, corredato di documentazione (modulo inviato, mail di richiesta del pagamento ricevute, eventuali pagamenti effettuati e modalità degli stessi).

Infine, secondo l’Aduc la modifica che Crif ha fatto sul sito è ancora insoddisfacente e inidonea a fornire un’informazione completa, chiara e trasparente al consumatore. I costi di questo servizio sono infatti determinati da un provvedimento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (Deliberazione n. 14 del 23 dicembre 2004 “Contributo spese in caso di esercizio dei diritti dell’interessato”) e per disposizione di legge non possono eccedere i costi effettivamente sopportati per la ricerca effettuata nel caso specifico. Secondo questa deliberazione il contributo deve essere: di euro 2,50 se i dati sono trattati con strumenti elettronici e la risposta (negativa) è fornita oralmente; massimo 10 euro per costi “effettivamente” sopportati per fornire il servizio.

Non si dovrebbe trattare quindi di un servizio a pagamento, ma di un rimborso delle spese vive effettivamente sostenute da Crif. Crif ha omesso di specificare che in caso di risposta negativa si può rinunciare alla risposta scritta, pagando quindi il 75% in meno ed ha applicato l’importo massimo relativo alle cosiddette “spese vive”.

Comments are closed.