Consumatori, Diritti e Mercato sbarca sul web

Da gennaio 2013 “Consumatori, Diritti e Mercato”, rivista mensile di Altroconsumo è passata dalla carta all’online. La sua missione rimane la stessa: essere un riferimento per un’area tematica specifica: la consumer policy. Un tema centrale in un’economia di mercato, in un Paese dove spesso si dimentica che l’economia è al servizio dei consumatori e non viceversa.

Segnaliamo un interessante articolo pubblicato oggi sul sito, dal titolo “Utilizzo degli Open Data per finalità civiche: l’esempio della mappa del degrado ambientale”. Si parla di “un movimento di persone, idee e norme che sta prendendo forma anche in Italia, all’ombra del concetto di open data”. “Significa che le pubbliche amministrazioni rendono disponibili i propri dati, su internet, per cittadini e imprese. I vantaggi per la collettività sono numerosi: più trasparenza dei conti pubblici, possibilità di sviluppare rielaborazioni e servizi su quei dati, con applicazioni no profit o commerciali. Ma quello degli open data è un cammino complesso, irto di ostacoli. Al momento le pubbliche amministrazioni locali stanno mettendo online i propri dati, in ordine sparso, e la normativa nazionale è ancora incompleta, nonostante i grossi passi avanti compiuti con il decreto Crescita 2.0 di ottobre 2012″.

“Il punto è che la trasparenza dei dati dà nuovi poteri al cittadino e al consumatore. Tutti così possono verificare la spesa pubblica e contribuire a combattere sprechi e illeciti. Ma c’è anche altro sul piatto. Per esempio servizi che utilizzino i dati per migliorare la vita del cittadino. Sfruttano open data molte applicazioni che permettono di orientarsi nel traffico cittadino o nelle metropolitane, in Francia, Regno Unito, Stati Uniti.

È insomma un’opportunità anche per diventare consumatori, e non solo cittadini, più consapevoli. Un piccolo segnale anche da noi: il Comune di Firenze ha appena pubblicato le rilevazioni dei prezzi al consumo del territorio, per il 2012. Il Comune di Torino, la Regione Piemonte, i Comuni di Roma, Firenze, Bologna, Cagliari, la Camera dei deputati e l’Istat sono questi gli enti che hanno fatto avanguardia con gli open data in Italia. Altri stanno seguendo questa strada: più di recente, Milano (ottobre 2012) e Bari (gennaio 2013).

L’utilizzo adeguato degli Open Data ci può rendere anche più consapevoli di fenomeni legati al degrado ambientale monitorando ad esempio la qualità dell’aria in varie città o, come nel caso del progetto varato dal mio sito www.albanesi.it a dicembre 2012, con finalità ecologiche e no profit che ritengo emblematico. Si chiama ACI (Antropentropia dei Comuni italiani) e sfrutta proprio il fatto che alcune regioni italiane dispongono di geodati relativi al proprio territorio conformi a uno schema condiviso (il programma europeo Corine Land Cover). Ne consentono l’acquisizione, attraverso i rispettivi geoportali, e l’utilizzo senza alcun onere. Usando questi dati, è stato possibile calcolare il fattore di antropentropia di ogni comune delle regioni interessate e ottenere tabelle e dati a uso degli amministratori locali per un’attenta valutazione dei propri territori. L’antropentropia è una grandezza molto utile per verificare quanto la presenza dell’uomo ha degradato l’ambiente. Infatti il fattore di antropentropia di un territorio è definito come la superficie antropizzata (edifici, strade asfaltate, ferrovie ecc.) e la superficie totale.

Il progetto si è già guadagnato l’interesse di noti esperti come Juan Carlos de Martin, del Politecnico di Torino, che al Sole24Ore ha detto, commentando Aci, “questo progetto è un esempio magistrale di come gli open data possono avere anche una finalità civica”. Al momento il progetto sta creando la mappa dell’antropentropia di 5 regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna), più la Provincia autonoma di Trento. Corrispondono alle amministrazioni che rendono disponibili i dati a titolo gratuito e con sufficiente livello di dettaglio. È qui l’altra faccia della medaglia, sulla quale, pure, il nostro progetto è esemplificativo dello stato degli open data in Italia. Le altre Regioni, infatti, o non hanno questi dati o li hanno a un livello di dettaglio insufficienti o li fanno pagare. Ecco perché abbiamo chiesto alla nostra community di completare i dati. Gli utenti possono mappare il territorio dove abitano secondo le specifiche del progetto e usando software gratuiti.

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